Viva Dante 700: Che può insegnarci il Sommo Poeta sul lavoro, l'amore, l'arte e la vita: Inferno, Canto I: il viaggio della nostra vita e l'importanza dei classici


Una serie di Reading Room su La Divina Commedia

di Daniel Ross Goodman

La scorsa settimana abbiamo iniziato il nostro epico viaggio con Dante accompagnando Dante mentre si perde nei boschi, prima di incontrare il suo idolo letterario Virgilio e accettare di prendere con Virgilio un altro sentiero che lo porterà fuori dalle selve oscure ma che lo condurrà attraverso un rehmp pieno di suoni e visioni più terribili di quanto la maggior parte degli esseri mortali possa persino immaginare. Questa settimana esploreremo alcuni dei significati più profondi di questo canto introduttivo...
Quando dico che « noi » abbiamo iniziato il nostro viaggio epico con Dante, non parlo in modo poetico, né usando una sorta di presunzione letteraria. Intendo questo del tutto letterario, come fa Dante.
Dante inizia il Canto I non dicendo che questo è un resoconto di qualcosa che gli è successo « nella mia vita », o che questo è un racconto di qualcosa che è avvenuto « nel mezzo del viaggio della mia vita », ma piuttosto che questo è racconto di un avvenimento avvenuto « nel mezzo del cammino della nostra vita». Sì, La Divina Commedia è un resoconto di eventi che sono accaduti a Dante nel bel mezzo della sua vita (ricordiamo che Dante presenta questo poema epico come un resoconto di eventi che ehòo ha realmente vissuto), ma Dante vuole che leggiamo anche La Divina Commedia— e per vivere la Commedia—come un'epopea che riguarda anche noi.
Nella nostra lettura della Commedia, dovremmo davvero sentirci come se stessimo vivendo questi eventi con Dante, come se fossimo davvero in questo viaggio epico con lui. Perché, in un senso molto reale, lo siamo: la lettura della Divina Commedia ci rende consapevoli del fatto che siamo, e siamo stati, parte di questo viaggio. E uno dei motivi principali per cui la Commedia è stata in grado di resistere alla prova del tempo è perché ha parlato a tanti lettori per 700 anni, lettori che in effetti hanno potuto ritrovare se stessi lungo la strada con Dante su questo viaggio epico attraverso l'inferno e il purgatorio, sperando di poter un giorno arrivare in paradiso.
Come Dante, tanti di noi, nel bel mezzo del viaggio della nostra vita, si ritrovano persi in una specie di selva oscura, un lavoro o una carriera che risultano sbagliati per noi; una relazione che non ci soddisfa; una crisi spirituale o esistenziale che ci paralizza. Abbiamo, come Dante, ‘perso la retta via’ (« la diritta via era smarrita »). E, forse anche peggio, come Dante, siamo stati deo sonnambuli per tutta la vita a tal punto che non sappiamo nemmeno come siamo finiti in questi boschi oscuri tanto per cominciare. E ora che siamo in questo stato perduto, non sappiamo come uscirne. Le tre bestie che Dante vede in agguato sulla montagna appena fuori dal bosco evocano gli spaventosi ostacoli che tutti affrontiamo nel cammino della nostra vita quando incominciamo il duro lavoro di provare a uscire dal bosco in cui siamo affondati.. Questi ostacoli - come il leopardo, il leone e il lupo che Dante vede nel Canto I - possono sembrare così terrificanti da indurci ad accucciarci anziché affrontarli;: il partner con il quale non ci siamo messi davvero a “parlare” per lungo tempo, per il timore di sconvolgerlo; i genitori, i parenti e la comunità che temiamo di deludere se scoprissero che stiamo per cambiare lavoro; gli amici che siamo sicuri ci considereranno degli strani  tipi perché abbiamo deciso di seguire finalmente il nostro bisogno a lungo sopito ma sempre latente di occuparci delle dimensioni spirituali e psicologiche della nostra vita. E così, invece di affrontare le vere paure con cui dobbiamo venire alle prese per andare avanti, torniamo di soppiatto nella foresta oscura, sapendo per tutto il tempo che questo luogo perduto in cui siamo avvizziti è di per sé così terribile che, come anche Dante lo sa, ci fa dubitare del valore anche di continuare ad esistere.
Qual è la soluzione a questo terribile dilemma?
Dante, come abbiamo visto, la trova nella figura di Virgilio, che gli appare mentre egli è bloccato, immobilizzato dalla sua paura delle bestie e dalla sua paura del bosco, e gli offre una via d'uscita. L'apparizione di Virgilio a Dante non è un semplice Deus ex machina, una manifestazione di una sorta di figura provvidenziale dal nulla che sarà ora improvvisamente in grado di risolvere tutti i suoi problemi. Virgilio, invece, è per Dante la manifestazione dei classici, le grandi opere del pensiero e della letteratura che hanno resistito alla prova del tempo e che per millenni hanno plasmato le menti e le emozioni dei lettori. Dante ammirava molti scrittori classici - Ovidio, Lucano, Orazio e altri - ma soprattutto, come tanti altri europei del Medioevo, ammirava Virgilio. (Molti scrittori e pensatori moderni in Occidente hanno pensato in termini simili a Virgilio: per esempio T.S. Eliot considerava l'Eneide di Virgilio forse l'opera fondante della civiltà occidentale, « il classico di tutta l'Europa ».) Quando Dante ci dice che gli apparve Virgilio offrendosi di essere la sua guida, ci sta dicendo che la chiave per tirarci fuori dai nostri pasticci di mezza età è lasciare che i classici siano la nostra guida. I classici non sono semplici opere di intrattenimento; L'Odissea, l'Iliade, l'Eneide e le altre opere fondamentali della letteratura occidentale non erano i film Marvel del loro tempo. Il motivo per cui hanno resistito alla prova del tempo è perché in effetti sono stati in grado non solo di intrattenere (e, come vedremo con La Divina Commedia, sono anche opere drammatiche molto avvincenti) ma perché sono stati anche in grado di guidare— educare, edificare, istruire e ispirare. L'intrattenimento, scrisse una volta Roger Ebert, può solo divertire, ma la grande arte può darti un'immagine di come stanno realmente le cose. I classici, capì Dante, non si limitano a divertire soltanto; poiché ritraggono le verità eterne della nostra vita interiore in modo così completo, in realtà - se lette apertamente e attentamente - possono aiutarci a condurre una vita migliore.
Per questo motivo, la Regola numero una delle sette lezioni principali che Dante ci insegna nella Divina Commedia è Leggi i classici. Lascia che siano la tua guida, proprio come Dante lascia che Virgilio sia la sua. Lascia che la loro saggezza ci istruisca, così come ha edificato tanti milioni di menti negli ultimi millenni. E, se seguiamo il loro esempio, anche se ci porta attraverso un viaggio epico attraverso l'inferno, il purgatorio e oltre, abbiamo la certezza, come Dante, di uscire dalle selve oscure e raggiungere il luogo benedetto.


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