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Front Page Titles (by Subject) INFERNO XXV - The Divine Comedy, Vol. 1 (Inferno) (Bilingual edition)
INFERNO XXV - Dante Alighieri, The Divine Comedy, Vol. 1 (Inferno) (Bilingual edition) [1321]Edition used:The Divine Comedy of Dante Alighieri. The Italian Text with a Translation in English Blank Verse and a Commentary by Courtney Langdon, vol. 1 (Inferno) (Cambridge: Harvard University Press, 1918).
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INFERNO XXV
Cerchio Ottavo. Frode Bolgia Settima. Ladri
- canto-ci025_line-1Al fine delle sue parole il ladro
- canto-ci025_line-2le mani alzò con ambedue le fiche,
- canto-ci025_line-3gridando: “Togli, Dio, ch’ a te le squadro!”
- canto-ci025_line-4Da indi in qua mi fur le serpi amiche,25_ln4
- canto-ci025_line-5perch’ una gli s’ avvolse allora al collo,
- canto-ci025_line-6come dicesse: “Io non vo’ che più diche”;
- canto-ci025_line-7ed un’ altra alle braccia, e rilegollo25_ln7
- canto-ci025_line-8ribadendo sè stessa sì dinanzi,
- canto-ci025_line-9che non potea con esse dare un crollo.
- canto-ci025_line-10Ahi, Pistoia, Pistoia, chè non stanzi25_ln10
- canto-ci025_line-11d’ incenerarti, sì che più non duri,
- canto-ci025_line-12poi che in mal fare il seme tuo avanzi?
- canto-ci025_line-13Per tutti i cerchi dell’ Inferno oscuri25_ln13
- canto-ci025_line-14non vidi spirto in Dio tanto superbo;
- canto-ci025_line-15non quel che cadde a Tebe giù da’ muri.
- canto-ci025_line-16Ei si fuggì, che non parlò più verbo;25_ln16
- canto-ci025_line-17ed io vidi un Centauro pien di rabbia
- canto-ci025_line-18venir chiamando: “Ov’ è, ov’ è l’ acerbo?”
- canto-ci025_line-19Maremma non cred’ io che tante n’ abbia,25_ln19
- canto-ci025_line-20quante bisce egli avea su per la groppa,
- canto-ci025_line-21infin dove comincia nostra labbia.
- canto-ci025_line-22Sopra le spalle, dietro dalla coppa,25_ln22
- canto-ci025_line-23con l’ ale aperte gli giacea un draco;
- canto-ci025_line-24e quello affoca qualunque s’ intoppa.
- canto-ci025_line-25Lo mio Maestro disse: “Quegli è Caco,25_ln25
- canto-ci025_line-26che sotto il sasso di monte Aventino
- canto-ci025_line-27di sangue fece spesse volte laco.
- canto-ci025_line-28Non va co’ suoi fratei per un cammino,25_ln28
- canto-ci025_line-29per lo furar che frodolente fece
- canto-ci025_line-30del grande armento, ch’ egli ebbe a vicino;
- canto-ci025_line-31onde cessàr le sue opere biece25_ln31
- canto-ci025_line-32sotto la mazza d’ Ercole, che forse
- canto-ci025_line-33gliene diè cento, e non sentì le diece.”
- canto-ci025_line-34Mentre che sì parlava, ed ei trascorse;25_ln34
- canto-ci025_line-35e tre spiriti venner sotto noi,
- canto-ci025_line-36de’ quai nè io nè il Duca mio s’accorse,
- canto-ci025_line-37se non quando gridàr: “Chi siete voi?”25_ln37
- canto-ci025_line-38per che nostra novella si ristette,
- canto-ci025_line-39ed intendemmo pure ad essi poi.
- canto-ci025_line-40Io non li conoscea; ma ei seguette,25_ln40
- canto-ci025_line-41come suol seguitar per alcun caso,
- canto-ci025_line-42che l’ un nomare un altro convenette,
- canto-ci025_line-43dicendo: “Cianfa dove fia rimaso?”25_ln43
- canto-ci025_line-44Per ch’ io, acciò che il Duca stesse attento,
- canto-ci025_line-45mi posi il dito su dal mento al naso.
- canto-ci025_line-46Se tu sei or, Lettore, a creder lento25_ln46
- canto-ci025_line-47ciò ch’ io dirò, non sarà maraviglia,
- canto-ci025_line-48chè io, che il vidi, appena il mi consento.
- canto-ci025_line-49Com’ io tenea levate in lor le ciglia,25_ln49
- canto-ci025_line-50ed un serpente con sei piè si lancia
- canto-ci025_line-51dinanzi all’ uno, e tutto a lui s’ appiglia;
- canto-ci025_line-52coi piè di mezzo gli avvinse la pancia,25_ln52
- canto-ci025_line-53e con gli anterior le braccia prese;
- canto-ci025_line-54poi gli addentò e l’ una e l’ altra guancia;
- canto-ci025_line-55gli deretani alle cosce distese,25_ln55
- canto-ci025_line-56e misegli la coda tra ambedue,
- canto-ci025_line-57e dietro per le ren su la ritese.
- canto-ci025_line-58Ellera abbarbicata mai non fue25_ln58
- canto-ci025_line-59ad arbor sì, come l’ orribil fiera
- canto-ci025_line-60per l’ altrui membra avviticchiò le sue.
- canto-ci025_line-61Poi s’ appicàr, come di calda cera25_ln61
- canto-ci025_line-62fossero stati, e mischiàr lor colore;
- canto-ci025_line-63nè l’ un nè l’ altro già parea quel ch’ era,
- canto-ci025_line-64come procede innanzi dall’ ardore25_ln64
- canto-ci025_line-65per lo papiro suso un color bruno,
- canto-ci025_line-66che non è nero ancora, e il bianco more.
- canto-ci025_line-67Gli altri due riguardavano, e ciascuno25_ln67
- canto-ci025_line-68gridava: “Omè, Agnèl, come ti muti!
- canto-ci025_line-69vedi che già non se’ nè due nè uno.”
- canto-ci025_line-70Già eran li due capi un divenuti,25_ln70
- canto-ci025_line-71quando n’ apparver due figure miste
- canto-ci025_line-72in una faccia, ov’eran due perduti.
- canto-ci025_line-73Fèrsi le braccia due di quattro liste;25_ln73
- canto-ci025_line-74le cosce con le gambe, il ventre e il casso
- canto-ci025_line-75divenner membra che non fur mai viste.
- canto-ci025_line-76Ogni primaio aspetto ivi era casso;25_ln76
- canto-ci025_line-77due e nessun l’ imagine perversa
- canto-ci025_line-78parea; e tal sen gìa con lento passo.
- canto-ci025_line-79Come il ramarro, sotto la gran fersa25_ln79
- canto-ci025_line-80de’ dì canicular cangiando siepe,
- canto-ci025_line-81folgore par, se la via attraversa;
- canto-ci025_line-82così parea, venendo verso l’ epe25_ln82
- canto-ci025_line-83degli altri due, un serpentello acceso,
- canto-ci025_line-84livido e nero come gran di pepe.
- canto-ci025_line-85E quella parte, donde prima è preso25_ln85
- canto-ci025_line-86nostro alimento, all’ un di lor trafisse;
- canto-ci025_line-87poi cadde giuso innanzi lui disteso.
- canto-ci025_line-88Lo trafitto il mirò, ma nulla disse;25_ln88
- canto-ci025_line-89anzi, coi piè fermati sbadigliava,
- canto-ci025_line-90pur come sonno o febbre l’ assalisse.
- canto-ci025_line-91Egli il serpente, e quei lui riguardava;25_ln91
- canto-ci025_line-92l’ un per la piaga, e l’ altro per la bocca
- canto-ci025_line-93fumavan forte, e il fumo si scontrava.
- canto-ci025_line-94Taccia Lucano omai, là dove tocca25_ln94
- canto-ci025_line-95del misero Sabello e di Nassidio;
- canto-ci025_line-96ed attenda ad udir quel ch’ or si scocca.
- canto-ci025_line-97Taccia di Cadmo e d’ Aretusa Ovidio;25_ln97
- canto-ci025_line-98chè, se quello in serpente, e quella in fonte
- canto-ci025_line-99converte poetando, io non lo invidio;
- canto-ci025_line-100chè due nature mai a fronte a fronte25_ln100
- canto-ci025_line-101non trasmutò, sì ch’ amendue le forme
- canto-ci025_line-102a cambiar lor materia fosser pronte.
- canto-ci025_line-103Insieme si risposero a tai norme,25_ln103
- canto-ci025_line-104che il serpente la coda in forca fesse,
- canto-ci025_line-105e il feruto ristrinse insieme l’ orme.
- canto-ci025_line-106Le gambe con le cosce seco stesse25_ln106
- canto-ci025_line-107s’ appiccàr sì, che in poco la giuntura
- canto-ci025_line-108non facea segno alcun che si paresse.
- canto-ci025_line-109Togliea la coda fessa la figura25_ln109
- canto-ci025_line-110che si perdeva là, e la sua pelle
- canto-ci025_line-111si facea molle, e quella di là dura.
- canto-ci025_line-112Io vidi entrar le braccia per l’ ascelle,25_ln112
- canto-ci025_line-113e i due piè della fiera, ch’ eran corti,
- canto-ci025_line-114tanto allungar, quanto accorciavan quelle.
- canto-ci025_line-115Poscia li piè diretro, insieme attorti,25_ln115
- canto-ci025_line-116diventaron lo membro che l’ uom cela,
- canto-ci025_line-117e il misero del suo n’ avea due pòrti.
- canto-ci025_line-118Mentre che il fumo l’ uno e l’ altro vela25_ln118
- canto-ci025_line-119di color nuovo, e genera il pel suso
- canto-ci025_line-120per l’ una parte, e dall’ altra il dipela,
- canto-ci025_line-121l’ un si levò, e l’ altro cadde giuso,25_ln121
- canto-ci025_line-122non torcendo però le lucerne empie,
- canto-ci025_line-123sotto le quai ciascun cambiava muso.
- canto-ci025_line-124Quel ch’ era dritto il trasse vèr le tempie,25_ln124
- canto-ci025_line-125e di troppa materia che in là venne,
- canto-ci025_line-126uscìr gli orecchi delle gote scempie;
- canto-ci025_line-127ciò che non corse indietro e si ritenne25_ln127
- canto-ci025_line-128di quel soverchio, fe’ naso alla faccia,
- canto-ci025_line-129e le labbra ingrossò quanto convenne.
- canto-ci025_line-130Quel che giacea, il muso innanzi caccia,25_ln130
- canto-ci025_line-131e gli orecchi ritira per la testa,
- canto-ci025_line-132come face le corna la lumaccia;
- canto-ci025_line-133e la lingua, che avea unita e presta25_ln133
- canto-ci025_line-134prima a parlar, si fende, e la forcuta
- canto-ci025_line-135nell’ altro si richiude, e il fumo resta.
- canto-ci025_line-136L’ anima ch’ era fiera divenuta,25_ln136
- canto-ci025_line-137si fugge sufolando per la valle,
- canto-ci025_line-138e l’ altro dietro a lui parlando sputa.
- canto-ci025_line-139Poscia gli volse le novelle spalle,25_ln139
- canto-ci025_line-140e disse all’ altro: “Io vo’ che Buoso corra,
- canto-ci025_line-141com’ ho fatt’ io, carpon per questo calle.”
- canto-ci025_line-142Così vid’ io la settima zavorra25_ln142
- canto-ci025_line-143mutare e trasmutare; e qui mi scusi
- canto-ci025_line-144la novità, se fior la penna abborra.
- canto-ci025_line-145Ed avvegna che gli occhi miei confusi25_ln145
- canto-ci025_line-146fossero alquanto, e l’ animo smagato,
- canto-ci025_line-147non potèr quei fuggirsi tanto chiusi,
- canto-ci025_line-148ch’ io non scorgessi ben Puccio Sciancato;25_ln148
- canto-ci025_line-149ed era quel che sol, dei tre compagni
- canto-ci025_line-150che venner prima, non era mutato;
- canto-ci025_line-151l’ altro era quel che tu, Gaville, piagni.25_ln151
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