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Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

ATTO IV. - Giuseppe Verdi, Rigoletto: An Opera in Four Acts [1851]

Edition used:

Rigoletto: An Opera in Four Acts, words by Victor Hugo (New York: Fred Rullman, n.d.). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


ATTO IV.

SCENA I.—

Deserta Sponda del Mincio.GildaeRigolettoinquieto sono sulla strada.Sparafucilenell’ interno dell’ osteria, seduto presso una tavola, sta ripulendo il suo cinturone, senza nulla intendere di quanto accade al di fuori.

Rig.

E l’ ami?

Gil.

Sempre.

Rig.

Pure

Tempc a guarirne t’ ho lasciato.

Gil.

Io l’ amo:

Rig.

Povero cor di donna! Ah, il vile infame!

Ma avrai vendetta, o Gilda—

Gil.

Pietá, mio padre—

Rig.

E se tu certa fossi

Ch’ ei ti tradisse, l’ameresti ancora?

Gil.

Nol so, ma pur m’ adora.

Rig.

Egli!—

Gil.

Sì.

Rig.

Ebbene, osserva dunque.

[La conduce presso una delle fessure del muro, ed ella vi guarda.

Gil.

Un nomo vedo.

Rig.

Per poco attendi.

SCENA II.—

Detti ed ilDuca,che, in assisa di semplice officiale di cavalleria entra nella sala terrena per una porta a sinistra.

Gil.

Ah, padre mio!

[trasalendo.

Duc.

Due cose e tosto—

[a Sparaf.

Spa.

Quali?

Duc.

Una stanza e del vino—

Sig.

(Son questi i suoi customi!)

Spa.

(Oh, il bel zerbino!)

[Entra nella vicina stanza.

Duc.

La donna e mobile

Qual piuma al vento,

Muto d’accento—e di pensier.

Sempre un’ amabile

Leggiadro viso,

In pianto o in riso—è menzogner.

È sempre misero,

Chi a lei s’affida,

Chi le confida—mal caute il cor!

Pur mai non sentesi

Felice appieno

Chi su quel seno—non liba amor.

[Spa. rientra con una bottiglia di vino e due bicchieri, che depone sulla tavola, quindi batte col pomo della sua lunga spada due colpi al soffitto. A quel segnale una ridente giovane, in costume di zingara scende a salti la scala. Il Duc. corre per abbracciarla, ma ella si sfugge.—Spa. uscito sulla vide, a parte a Rig.

Spa.

E là il vostr’ uomo—viver dee o morire?

Rig.

Più tardi tornerò l’opra a compire.

[Spa. si allontana dietro la casa lunga il fiume.

SCENA III.—

GildaeRigolettosulla via, ilDucaeMaddalenanel piano terreno.

Duca.

Un dì, se ben rammentomi,

O bella, t’ incontrai—

Mi piacque di te chiedere,

E intesi che qui stai.

Or sappi, che d’ allora

Sol te quest’ alma adora.

Mad.

Ah, ah!—e vent’ altre appressc

Le scorda forse adesso?—

Ha un’ aria il signorino

Da vero libertino—

Duca.

Sì?—un mostro son—

[Por abbracciarla.

Mad.

Lasciatemi,

Stordito.

Duca.

Ih, che fracasso!

Mad.

Stia saggio.

Duca.

E tu sii docile,

Non farmi tanto chiasso.

Ogni saggezza chiudesi

Nel gaudio e nell’ amore—

[Le prende la mano.

La bella mano candida!—

Mad.

Scherzate, voi signore.

Duca.

No, no.

Mad.

Son brutta.

Duca.

Abbracciami.

Mad.

Ebro—

Duca.

D’ amore ardente.

[Ridendo.

Mad.

Signor l’ indifferente,

Vi piace canzonar?—

Duca.

No, no, ti vo’ sposar.

Mad.

Ne voglio la parola—

Duca.

Amabile figliuola!

[Ironico.

Rig.

Ebben?—ti basta ancor?—

[A Gilda che avra tutto osservato ed inteso.

Gil.

Iniquo traditor!

Duca.

Bella figlia dell’ amore,

Schiavo son de’ vezzi tuoi;

Con un detto soi tu puoi

Le mie pene consolar.

Vieni, e senti del mio core

Il frequente palpitar.

Mad.

Ah! ah! rido ben di core,

Chè tai baie costan poco;

Quanto valga il vostro giuoco,

Mel credete, so apprezzar.

Sono avvezza, bel signore,

Ad un simile scherzar.

Gil.

Ah, gosi parlar d’ amore!

A me pur l’ infame ho udito

Infelice cor tradito,

Per angoscia non scoppiar.

Perchè, o credulo mio core,

Un tal uom dovevi amar!

Rig.

Taci, il piangere non vale;

[A Gil.

Ch’ ei, mentiva or sei secura—

Taci, e mia sarà la cura

La vendetta d’ affrettar.

Pronta fia, sara fatale;

Io saprolla fulminar.

M’ odi, ritorna a casa—

Oro prendi, un destriero,

Una veste viril che t’ apprestai,

E per Verona parti—

Sarovvi io pur domani—

Gil.

Or venite—

Rig.

Impossibil.

Gil.

Tremo.

Rig.

Va.

[Gilda parte.

SCENA IV.—

Sparafucile, Rigoletto,ilDucaeMaddalena.

Rig.

Venti scudi hai tu detto? Eccome dieci,

E dopo l’ opera il resto.

Ei qui rimane?

Spa.

Si.

Rig.

Alla mezze notte

Ritornerò.

Spa.

Non cale.

A gettarlo nel flume basto io solo.

Rig.

No, no, il vo’ far io stesso.

Spa.

Sia—il suo nome?

Rig.

Vuoi saper anco il mio?

Egli è Delitto, Punizion son io.

[Parte. Il cielo si oscura e tuona.

SCENA V.—

Detti, menoRigoletto.

Spa.

La tempesta è vicina!

Più scura fia la notte.

Duca.

Maddalena?

[Per prenderla.

Mad.

[Sfuggendogli.] Aspettate—mio fratello

Viene—

Duca.

Che importa?

[S’ ode il tuona.

Mad.

Tuona?

Spa.

E pioverà tra poco.

[Entrando.

Duca.

Tanto meglio.

Io qui mi tratterò—tu dormirai

[A Spa

In scuderia—all’ inferno—ove vorrar.

Spa.

Grazie.

Mad.

(Ah no—partite.)

[Piano al Duc.

Duca.

(Con tal tempo?)

A Mad.

Spa.

Son venti scudi d’ ore.

[Piano a Mad.]

Ben felice

[Al Duc.

D’ offrirvi la mia stanza—se a voi piace

Tosto a vederla andiamo.

[Prende un lume e s’ avvia per la scala

Duca.

Ebben, sono con te—presto, vediamc

[Dice una parola all’ orecchio di Mad e segue Spa.

Mad.

(Poverro giovin! grazioso tanto!

[Tuona.

Dio! qual mai notte è questa!)

Duca.

[Giunto al granato, vendendone il bal cone senza imposte.]

Si dorme all’ aria aperta? bene, bene

Buona notte.

Spa.

Signor, vi guardi Iddio.

Duca.

Breve sonno dormiam—stanco son io.

[Depone il capello, la spada, e si stende sui letto, dove in breve addormentasi. Mad. frattanto siede presso la tavola. Spa. beve dalla bottiglia lasciata dal Duca. Rimangono ambidue taciturni per qualche istante, e preoccupati da gravi pensieri.

Mad.

E’ amabile in vero cotal giovinotto.

Spa.

Oh si—venti scudi ne dà di prodotto

Mad.

Sol venti! son pochi—valeva di più

Rig.

La spada, s’ ei dorme, va, portam giù.

Mad.

[Sale al granaio, e contemplando il dormente.

Peccato! è pur bello!

[Ripara alla meglio il bolcone, e scende

SCENA VI.—

Detti eGildache comparisa nel fondo della via in costume virile, con stivali e speroni, e lentamente si avanza verso l’ osteria, mentreSparafucilecontinua bere. Spessi lampi e tuoni.

Gil.

A più non ragiono!

Amor mi trascina!—mio padre, per dono—

[Tuona

Qual notte d’ orrore!—Gran Dio, che accadra

Mad.

Fratello!

[Sara discesa ed avra posata la spada del Duc. sulla tavola.

Gil.

Chi parla?

[Osserva pella fessura.

Spa.

Al diavol ten va.

[Frugando in un credenzone.

Mad.

Somiglia un Apollo quel giovine—io l’ amo—

Ei m’ ama—riposi—nè più l’ uccidiamo.

Gil.

O cielo!

[Ascoltando.

Spa.

Rattoppa quel sacco—

Mad.

Perchè?

Spa.

Entr’ esso il tuo Apollo, sgozzato da me,

Gettar dovrò al fiume.

Gil.

L’ inferno qui vedo!

Mad.

Eppure il danaro salvarti scommetto,

Serbandolo in vita.

Spa.

Difficile il credo.

Mad.

M’ ascolta—anzi facil ti svelo un progretto.

De’ scudi già dieci dal gobbo ne avesti;

Venire cogli altri più tardi il vedrai—

Uccidilo, e venti allora ne avrai,

Cosi tutto il prezzo goder si potrà.

Spa.

Uccider quel gobbo! che diavol dicesti!

Un ladro son forse? Son forse un bandito?

Qual altro c’iente da me fu tradito?

Mi paga vuest’ uomo—fedele m’ avrà.

Gil.

Che sento! mio padre!

Mad.

Ah grazia per esso!

Spa.

E’ d’ uopo ch’ ei muoia—

Mad.

Fuggire il fo adesso.

[Va per salire.

Gil.

Oh buona figliuola!

Spa.

Gli scudi perdiamo.

[Trattenendola

Mad.

E ver:

Spa.

Lascia fare—

Mad.

Salvarlo dobbiamo.

Spa.

Se pria ch’ abbia il mezzo la notte toccato.

Alcuno qui giunga, per esso morrà.

Mad.

E’ buia la notte, il ciel troppo irato

Nessuno a quest’ ora di qui passera.

Gil.

Oh qual tentazione; morir per l’ ingrato!

Morire!—e mio padre!—Oh cielo, pietà!

[Battono le undici e mezzo.

Spa.

Ancor c’ è mezz’ ora.

Mad.

Attendi, fratello—

[Piangendo.

Gil.

Che! piange tal donna!—Nè a lui darò aita!

Ah s’ egli al mio amore divenne rubello

Io vo’ per la sua gettar la mia vita

[Puchia alla porta

Mad.

Si picchia?

Spa.

Fu il vento.

[Gil. torna a bussare

Mad.

Si picchia, ti dico

Spa.

E’ strano!

Mad.

Chi è?

Gil.

Pietà d’ un mendico

Asil per la motte a lui concedete.

Mad.

Fia lunga tal notte!

Spa.

Alquanto attendete.

[Va a cercare nel credenzione.

Gil.

Ah, presso alla morte, si giovane sono!

Oh, cielo, pegli empi ti chiedo perdono.

Perdonna tu, o padre, a questa in felice!

Sia l’ uomo felice—ch’ or vado a salvar.

Mad.

Su spicciati, presto, fa l’ opra compita:

Anelo vua vita—con altra salvar

Spa.

Ebbene—son pronto, quell’ uscio dis chiudi;

Piucch’ altro li scudi—mi preme salvar.

SCENA VII.—

Rigolettosolo si avanza da fondo della scena chiuso nel suo mantello.

Della vendetta alfin giunge l’ instante!

Da trenta di l’ aspetto

Di vivo sangue a lagrime piangendo

Sotto la larva del buffon—Quest’ uscio!

[Esaminando la casa.

E’ chiusa!—Ah, non e tempo ancor!—S’ attenda.

Qual notte di mistero!

Una tempesta in cielo!

In terra un omicicio!

Oh come in vero quì grande mi sento!

[Suona mezzanotte.

Mezza notte?

SCENA VIII.—

Detto eSparafucile[Editor: illegible word] casa

Spa.

Chi è la?

Rig.

Son io

[Per entrare

Spa.

Sostace

[Rentra e torna trascenando un sacco

E quì spento il vostr’ uomo.

Rig.

Oh gioia!—ur

Spa.

Un lume?—No, il danaro.

Rig. gli da una borsa.

Spa.

Lesti, all’ onda il gettiam

Rig.

No—basto io solo.

Spa.

Come pi piace—Quì men atto e il sito

Più avanti e più profondo il go go—Presto

Che alcun non vi sorprenda—Buona notte.

SCENA IX.—

Rigoletto,poi ilDuca[Editor: illegible word] tempo.

Egli è là!—morto!—O si—vorrei vederlo!

Ma che importa!—e ben desso!—Ecco i suoi sproni.

Ora mi garda, o mondo—

Quest’ è un buffone, ed un potente è questo!

Ei sta sotto a’ miei piedi. E’ desso! è desso!

E’ giunta alfin la tua vendetta, o duolo!

Sia l’ onda a lui sepolcro,

Un sacco il suo lenzuolo!

[Fa per trascinare il sacco verso la sponda, quando e sorpreso dalla lootana voce del Duc. che nel fondo attraversa la scena.

Qual voce! illusion notturna e questa!

No! no!—egli è desso! è desso!

[Trasalendo

Maledizione! Olà dimon bandito?

[Verso la casa.

Chi è mai, chi è qui in sua vece!

[Taglia il sacco.

Io tremo. E’ umano corpo!

[Lampeggia.

Rig.

Mia figlia! Dio! mia figlia! Gilda!

[Strappandosi i tapelli cade sul cadevere della figlia.]

Spa.

A light! Not yet—the money!

[Rig. gives him a purse

Spa.

Quick, let us throw him into the river.

Rig.

I can do it alone.

Spa.

As you desire. This place is not the best.

Higher up the waves are deeper

Be quick, that none may see you Good night.

[Re-enters the house

ACT I.