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Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

ATTO III. - Giuseppe Verdi, Rigoletto: An Opera in Four Acts [1851]

Edition used:

Rigoletto: An Opera in Four Acts, words by Victor Hugo (New York: Fred Rullman, n.d.). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


ATTO III.

SCENA I.—

Salotto nel palazzo ducale. Vi sono due porte laterali, una maggiore nel fondo che si chiude. A’ suoi lati pendono i ritratti in tutta figura, a sinistra del Duca, a destra della sua sposa. V’ ha un seggiolone presso una tavola coperta di velluto ed altri mobili. IlDucadal mezzo agitato.

Ella mi fu rapita!

E quando o ciel?—ne’ brevi istanti, prima

Che un mio presagio interno

Sull’ orma corsa ancora mi spingesse!

Schiuso era l’ uscio!—la magion deserta!

E dove ora sarà quell’ angiol caro!

Colei che potè prima in questo core

Destar la fiamma di constanti affetti?

Colei si pura, al cui modesto accento

Quasi tratto a virtù talor mi credo!

Ella mi fu rapita!

E chi l’ ardiva?—ma ne avrò vendetta:

Lo chiede il pianto della mia diletta

Parmi veder le lagrime

Scorrenti da quel ciglio,

Quando fra il duolo e l’ ans a

Del subito periglio,

Dell’ amor nostro memore,

Il suo Gualtier chiamo.

Ned ei potea soccorrerti,

Cara fanciulla amata;

Ei che vorria coll’ anima

Farti quaggiù beata;

Ei che le sfere agli angeli

Per te non invidiò.

SCENA II.—

Marullo, Ceprano, Borsa,ed altri Cortigiani, del mezzo.

Tutti.

Duca, duca!

Duca.

Ebben?

Tutti.

L’ amante

Fu rapita a Rigoletto.

Duca.

Bella! e d’ onde?

Tutti.

Dal suo tetto.

Duca.

Ah, ah! dite, come fu?

[Siede.

Tutti.

Scorrendo uniti remota via

Brev’ ora dopo caduto il dì:

Come previsto ben s’ era in pria,

Rara beltade ci si scopri.

Era l’ amante di Rigoletto

Che, vista appena, si dileguò.

Glà di rapirla s’ avea il progetto,

Quando il buffone ver noi spunto;

Che di Ceprano noi la contessa

Rapir volessimo, stolto, credè;

La scala quindi all’ uopo messa,

Bendato ei stesso ferma tenè.

Salimmo, e rapidi la giovinetta

Ci venne fatto quinci asportar.

Quand’ ei s’ accorse della vendetta

Resto scornato ad imprecar.

Duca.

(Che sento?—è dessa la mia diletta!—

Ah, tutta il cielo non mi rapì!)

Ma dove or trovasi la poveretta?

[Al Coro.

Tutti.

Fu da noi stessi addotta or qui.

Duca.

(Possente amor mi chiama,

Volar io deggio a lei;

[Alzandosi con gioia.

Il serto mio darei

Per consolar quel cor.

Ah! sappia al n chi l’ ama,

Conosca appien chi sono,

Apprenda ch’ anco in trono

Ha degli echiavi Amor.)

[Esce frettoloso dal mezzo.

Tutti.

(Qual pensiero or l’agita;

Come cagiò d’ umor!)

SCENA III.—

Marullo, Ceprano, Borsa,altri Cortigiana, poiRigolettodalla destra, ch’ entra cantarellando con reprezso dolore.

Mar.

Povero Rigoletto!—

Coro.

Ei vien—silenzio!

Tutti.

Buon giorno, Rigoletto—

Rig.

(Han tutti fatto il colpo!)

Cep.

Ch’ hai di nuovo, Buffon?

Rig.

Che dell’ usato

Più noioso voi siete.

Tutti.

Ah! ah! ah!

Rig.

(Dove l’ avran nacosta?—)

[Spiando inquieto dovunque.

Tutti.

(Guardate com’ e inquieto!)

Rig.

Son felice

Che nulla a voi nuocesse

L’ aria di questa notte—

Mar.

Questa notte!—

Rig.

Sì—Ah fu il bel colpo!—

Mar.

S’ hò dormito sempre!

Rig.

Ah, voi dormiste?—avro dunque sognato!

[S’ allontana, e vedendo un fazzoletto sopra una tavola, ne osserva inquieto la cifra.

Tutti.

(Ve’ come tutto osserva!

Rig.

(Non è il suo.)

[Gettandoto.

Dorme il ducca tuttor?

Tutti.

Si, dorme ancora.

SCENA IV.—

Detti e un Paggio della Duchessa.

Pag.

Al suo sposo parlar vuol la duchessa

Cep.

Dorme.

Pag.

Qui or con voi non era?

Borsa.

E’ a caccia

Pag.

Senza paggi!—senz’ Senz’armi!

Tutti.

E non capisci

Che vedere per ora non può alcuno?—

Rig.

(Che a parte e stato attentissimo al dialogo, balzando improvviso tra lore prorompe.)

Ah ell’ è qui dunque!—El è col duca!—

Tutti.

Chi?

Rig.

La giovin che sta notte

A mio tetto rapiste—

Tutti.

Tu deliri.

Rig.

M la saprò riprender—Ella è qui—

Tutti.

Se l’ amante perdesti, la ricerca

Altrove.

Rig.

Io vo’ mia figlia—

Tutti.

La sua figlia

Rig.

Sì, la mia figlia—D’ una tal vittoria

Che?—adesso non ridete?

Ella è là—la vogl’ io—la renderete.

[Corre verso la porta di mezze, ma i Cortigiani gli attraversano il passaggio.

Cortigiani, vil razza dannata

Per qual prezzo vendeste il mi bene?

A voi nulla per l’ oro sconviene,

Ma mia figlia è impagabil tesor.

La rendete—o se pur disarmata

Questa man per voi fora cruenta

Nulla in terra più l’ uomo paventa

Se dei figli difende l’ onor.

Quella porta, assassini, m’ aprite:

[Si getta ancor sulla porta che gli e nuovamente contesa dai gentiluomini; lotta alquante, poi torna spossato sul davanti del scena.

Ah! voi tutti a me contro venite

[Piange.

Ebben piango—Marullo—signore,

Tu ch’ hai l’ alma gentil come il core

Dimmi or tu, dove l’ hanno nascosta?—

E’ là?—E’ vero?—tu taci! perché

Miei signori—Perdono, pietate—

Al vegliardo la figlia ridate—

Ridonarla a voi nulla ora costa,

Tutto il mondo è tal figlia per me.

SCENA V.—

Detti eGildach’ esce dalla stanza a sinistra e si getta nelle paterne braccia.

Gilda.

Mio padre!

Rig.

Dio! mia Gilda!

Signori, id essa è tutta

La mia famiglia-Non temer più nulla,

Angelo mio—fu scherzo, non è vero?

[Ai cortig.

Io che pur piansi or rido—E tu a che piangi?

Gilda.

I ratto—l’ onta, o padre!

Rig.

Ciel! che dici?

Gilda.

Arrossir voglio innanzi a voi soltanto—

Rig.

[Trivolto ai Cortigiani con imperioso modo.

Ite di quà, voi tutti—

Se il Duca vostro d’ appresiassi osasse,

Che non entri gli dite, e ch’ io ci sono.

[Si abbandonc sul seggiolone.

Tutti.

(Co’ fanciulli e coi dementi

[Tra loro.

Spesso giova il simular.

Partiam pur, ma quel ch’ ei tenti

Non lasciamo d’ osservar.)

[Escon dal mezzo a chiudon la porta.

SCENA VI.—

RigolettoeGilda.

Rig.

Parla siam soli.

Gil.

(Ciel, dammi coraggio!)

Tutte le feste al tempio

Mentre pregava Iddio,

Bello e fatale un giovane.

S’ offerse al guardo mio—

Se i labbri nostri tacquero,

Dagli occhi il cor parlò.

Furtivo fra le tenebre

Sol ieri a me giungeva—

Sono studente, povero,

Commosso mi diceva,

E con ardente palpito

Amor mi protestò.

Parti—il mio core aprivasi

A speme più gradita,

Quando improvvisi apparvero

Color che m’ han rapita,

E a forza qui m’ addussero

Nell’ ansia più crudel.

Rig.

Non dir—non più, mio angelo.

(T’ intendo, avverso ciel!

Solo per me l’ infamia

A te chiedeva, o Dio—

Ch’ ella potesse ascendere

Quanto caduto er’ io—

Ah presso del pattibolo

Bisogna ben l’ altare!

Ma tutto ora scompare—

L’ altar si rovesciò!)

Piangi, fanciulla, e scorrere

Fa il pianto sul mio cor.

Gil.

Padre, in voi parla un angelo

Per me consolator.

Rig.

Compiuto pur quanto a fare mi resta

Lasciare potremo quest’ aura funesta

Gil.

Si.

Rig.

(E tutto un sol giorno cangiare potè!)

SCENA VII.—

Detti, un Usciere, e il Conte diMonterone,che dalla destra attraversa il fon da della sala fra gli alabardieri.

Usc.

Schiudete—ire al carcere Castiglior dee.

[Alle guardie

Mon.

Poichè fosti invano da me maledetto,

[Fermandosi verso il ritratto.

Nè un fulmine o un ferro colpiva i’ tuo petto,

Felice pur anco, o duca, vivrai—

[Esce fra le guardie dal mezzo

Rig.

No, vecchio, t’ inganni—un vendice avrai.

SCENA VIII.—

RigolettoeGilda

Rig.

Si, vendetta, tremenda vendetta

Di quest’ anima è solo desio—

Di punirti già l’ ora s’ affretta,

Che fatale pe te tuonerà.

Come fulmin scagliato da Dio

Il buffone colpirti saprà.

Gil.

O mio padre, qual gioia feroce

[Da se.

Balenarvi negli occhi vegg’ io!

Perdonate—a noi pure una voce

Di perdono dal cielo verrà.

(Mi tradiva, pur l’ amo, gran Dio.

Per l’ ingrato ti chiedo pietà!)

[Escon dal mezzo.

fine dell’ atto terzo.