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Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

SCENA VI.—: Detti ed il Conte di Monterone. - Giuseppe Verdi, Rigoletto: An Opera in Four Acts [1851]

Edition used:

Rigoletto: An Opera in Four Acts, words by Victor Hugo (New York: Fred Rullman, n.d.). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


SCENA VI.—

Detti ed il Conte diMonterone.

Mon.

Ch’ io gli parli.

[Dall’ interno.

Duca.

No.

Mon.

Il voglio.

[Entrando.

Tutti.

Monterone!

Mon.

(fissanao il Duca con nobile orgoglio.)

Si, Monteron—la voce mia qual tuono

Vi scuoterà dovunque—

Rig.

(al Duca, contraffacendo la voce di Mon.)

Ch’ io gli parli.

[Si avanza con riduola gravita.

Voi congiuraste contro noi, signore,

E noi, clementi in vero, perdonammo—

Qual vi piglia or delirio—atutt el’ ore

Di vostra figlia reclamar l’ onere?

(guardando Rig. con tra sprezzante.)

Novello insulto!—Ah sì, a turbare

[al Duca.

Sarò vostr’ orgie—verrò a gridare,

Fino a che vegga restarsi insulto

Di mia famiglia l’ atroce insulto;

E se al carnefice pur mi darete

Spettro terrible mi rivedrete,

Portante il mano il teschio mio,

Vendetta chiedere al mondo e Dio.

Duca.

Non più, arrestatelo.

Rig.

E matto!

Coro.

Quai detti!

Mon.

Oh siate entrambi voi maledetti

[Al Duca e Rig.

Slanciare il cane al leon morente

E’ vile, o duca—e tu serpente,

[a Rig.

Tu che d’ un padre ridi al dolore,

Sii maledetto!

Rig.

Che sento? orrore!

[Da se colpito. Tutti (meno Rig.)

Oh tu che la festa andace hai turbato,

Da un genio d’ inferno qui fosti guidato;

E’ vano ogni detto, di quà t’ allontana—

Va, trema, o vegliardo, dell’ ira sovrana—

Tu l’ hai provocata, plù speme non v’ è.

Un’ ora fatale questa per te.

[Mon. parte fra due aiabardieri; tutti gli altra seguono il Duca in altra stanza.

ATTO II.

L’ estremita piu deserta d’ una via cieca. Casa di Rigoletto e terazzo.Rigolettochiuso nel suo mantello.Sparafucilelo segue portando sotto il mantello una tunga spada.

Rig.

(Quel vecchio maledivami!)

Spa.

Signor?—

Rig.

Va, non ho niente.

Spa.

Nè il chiesi—a voi presente

Un uom di spada sta.

Rig.

Un ladro?

Spa.

Un uom che libera

Per poco da un rivale,

E voi ne avete—

Rig.

Quale?

Spa.

La vostra donna è là.

Rig.

(Che sento?) E quanto spendere

Per un signor dovrei?

Spa.

Prezzo maggior vorrei—

Rig.

Com’ usasi pagar?

Spa.

Una metà s’ anticipa,

Il resto si da poi—

Rig.

(Dimonio!) E come puoi

Tanto securo oprar?

Spa.

Soglio in cittade uccidere,

Oppure nel mio tetto.

L’ uomo di sera aspetto—

Una stoccata, e muor.

Rig.

E come in casa?

Spa.

E facile—

M’ aiuta mia sorella—

Per le vie danza—è bella—

Chi voglio attira—e allor—

Rig.

Comprendo—

Spa.

Senza strepito—

E’ questo il mio stromento.

[Mostra la spada.

Vi serve

Rig.

No—al momento—

Spa.

Peggio ver voi—

Rig.

Chi sa?

Spa.

Sparafucile mi nomino—

Rig.

Straniero?

Spa.

Borgognone—

[Per andarsene.

Rig.

E dove all’ occasione?

Spa.

Quì sempre a sera.

Rig.

Va.

[Spa. parte.

Rigoletto,guardando dietro aSparafucile.

Pari siamo!—io la lingua, egli na li pugnale;

L’ uomo son ic che ride, ei quel che spegne!

Quel vecchio maledivami!—

O uomini!—o natura!—

Vil scellerato mi faceste Voi!

Oh rabbia!—esser difforme!—esser buffone!—

Non dover, non poter altro che ridere!—

Il retaggio d’ ogni uom m’ è toltoil pianto!—

Questo padrone mio,

Giovin, giocondo, sì possente, bello,

Sonnecchiando mi dice;

Fa ch’ io rida, buffone.

Forzarmi deggio, e farlo!—Oh, dannazione!

Odio a voi, cortigiani schernitori!—

Quanta in mordervi ho gioia!

Se iniquo so, per cagion vostra è solo—

Ma in altr’ uom quì mi cangio!—

Quel vecchio maledivami!—Tal pensiero

Perchè conturba ognor la mente mia?—

Mi coglierà sventura? Ah no è follia.

[Apre con chiave, ed entra nel cortile

Detto eGildach’ esce dalla casa e si getta nelle sue braccia.

Rig.

Figlia—

Gilda.

Mio padre!

Rig.

A te dappresso

Trova sol gioia il core oppresso

Gilda.

Oh quanto amore!

Rig.

Mia vita sei!

Senza te in terra qual bene avrei?

[Sospira

Gilda.

Voi sospirate!—che v’ ange tanto?

Lo dite a questa povera figlia—

Se v’ ha mistero—per lei sia franto—

Ch’ ella conosca la sua famiglia.

Rig.

Tu non ne hai—

Gilda.

Qual nome avete?

Rig.

A te che importa?

Gilda.

Se non volete

Di voi parlarmi—

Rig.

Non usair mai.

[Interrompendola

Gilda.

Non vo che al tempio.

Rig.

Or ben tu fai.

Gilda.

Se non di voi, almen chi sia

Fate ch’ io sappia la madre mia.

Rig.

Deh non parlare al misero

Del suo perduto bene—

Ella sentin’ quell angelo,

Pietà delle mie pene—

Solo, difforme, povero

Per compassion mi amò.

Morìa—le zolle coprano

Lievi quel capo amato—

Sola or tu resti al misero—

O Dio, sii ringarziaro!—

[Singhiozzande.

Gilda.

Quanto dolor!—che spremere

Si amaro pianto può?

Padre, non più, calmatevi—

Mi lacera tal vista—

Il nome vostro ditemi,

Il duol che si v’ attrista—

Rig.

A che nomarmi?—è inutile!—

Padre, ti sono, e basti—

Me forse al mondo temono,

D’ alcuna ho forse gli asti—

Altri mi maledicono—

Gilda.

Patria parenti, amici,

Voi dunque non avete!

Rig.

Patria!—parenti!—dici?—

Culto, famiglia, patria,

[Con effusione.

Il mio universo è in te!

Gilda.

Ah, se può lieto rendervi,

Gioia è la vila a me!

Già da tre lune son quì venuta,

Nè la cittade ho ancor veduta;

Se il concedeto, farlo or potrei—

Rig.

Mai!—mai!—uscita, dimmi, unqua sei!

Gilda.

No.

Rig.

Guai!

Gilda.

(Che dissi?)

Rig.

Ben te ne guarda!

(Potrian seguirla, rapirla ancora!

Quì d’un buffone si disonora

La figlia, e ridesi—Orror!) Olà?

[Verso la casa.