Econlib

The Library

Other Sites

Front Page arrow Titles (by Subject) arrow ATTO I. - Rigoletto: An Opera in Four Acts

Return to Title Page for Rigoletto: An Opera in Four Acts

Search this Title:

Also in the Library:

Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

ATTO I. - Giuseppe Verdi, Rigoletto: An Opera in Four Acts [1851]

Edition used:

Rigoletto: An Opera in Four Acts, words by Victor Hugo (New York: Fred Rullman, n.d.). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


ATTO I.

SCENA I.—

Sala magnifica nel Palazzo Ducale. IlDucaeBorsache vengono da una porta del fondo.

Duca.

Della mia bella incognita borghese

Toccare il fin del’ avventura io voglio.

Borsa.

Di quelli giovin che vedete al tempio?

Duca.

Da tre lune ogni festa.

Borsa.

La sua dimora?

Duca.

In un remoto calle;

Misterioso un uom v’ entra ogni notte.

Borsa.

E sa colei chi sia

L’ amante suo?

Duca.

Lo ignora.

[Un gruppo di Dame e Cavalieri attraversan la sala.

Borsa.

Quante beltà!—Mirate.

Duca.

Le vince tutte di Cepran la sposa.

Borsa.

Non v’ oda il Conte, o Duca—

[Piano.

Duca.

A me che importa?

Borsa.

Dirlo ad altra ei potria—

Duca.

Nè sventura per me certo saria.

    • Questa o quella per me pari sono
    • A quant’ altre d’ intorno mi vedo,
    • Del mio core l’impero non cedo
    • Meglio ad una che ad altra beltà.
    • La costoro avvenza è qual dono
    • Di che il fato ne infiora la vita;
    • S’ oggi quelta mi torna gradita,
    • Forse un’ altra doman lo sarà.
    • La costanza tiranna del core
    • Detestiamo qual morbo crudele,
    • Sol chi vuole si serbi fedele;
    • Non v’ ha amor, se non v’ è libertà.
    • De’ mariti il geloso furore,
    • Degli amanti le smanie derido,
    • Anco d’ Argo i cent’ oechi disfidc
    • Se mi punge una qualche beltà.

SCENA II.—

Detti, il Conte diCeprano,che segue da lungi la sua sposa seguita da altro Cavaliere. Dame e Signora entrano da varie parti.

Duca.

(Alla Signora di Cep., movendo ad incontrarla con molta galanteria.)

Partite? Crudele!

Cep.

Seguire le sposo

M’ è forza a Ceprano.

Duca.

Ma dee luminoso

In Corte tal astro qual sole brillar.

Per voi vuì ciascuno dovrà palpitar.

Per voi già possente la fiamma d’ amore

Inebria, conquide, distrugge il mio core.

[Con enfasi, baciandole la mano.

Cep.

Calmatevi—

Duca.

No.

[Le da il braccio ed esce con lei.

SCENA III.—

Detti eRigolettoche s’ incontra nel Signor diCeprano;poi Cortigiani.

Rig.

In testa che avete,

Signor di Ceprano?

[Ceprano fa un gesto d’ impazienza e segui il Duca

Rig.

(Ai Cortigiana.) Ei sbuffa, vedete

Coro.

Che festa!

Rig.

Oh sì—

Borsa.

Il duca quì pur si diverte

Rig.

Così non è sempre? Che nuove scorpete

Il giuoco ed il vino, le feste, la danza

Battaglie, conviti, ben tutto gli sta.

Or della Contessa l’ assedio egl avanza,

E intanto il marito fremendo ne va

[Esce.

SCENA IV.—

Detti eMarullopremuroso

Mar.

Gran nuova! gran nuova!

Coro.

Che avvenne: Parlate!

Mar.

Stupir ne dovrete—

Coro.

Narrate narrate

Mar.

Ah! ah! Rigoletto—

Coro.

Ebben?

Mar.

Caso enorme!

Coro.

Perduto ha la gobba? non è più difforme?

Mar.

Più strana è la cosa! il pazzo possiede—

Coro.

Infine?

Mar.

Un amante—

Coro.

Amante! Chi il crede?

Mar.

Il gobbo in Cupido or s’ è trasformato!

Coro.

Quel mostro Cupido! Cupido beato!

SCENA V.—

Detti ed il Duca seguita daRigoletto,indiCeprano.

Duca.

Ah, quanto Ceprano, importuno niun v’ è!

[A Rig.

La cara sua posa è un angiol per me.

Rig.

Rapitela.

Duca.

E detto! ma il farlo?

Rig.

Stassera—

Duca.

Nè pensi tu al Conte?

Rig.

Non c’ è la prigione?

Duca.

Ah, no.

Rig.

Ebben—s’ esilia.

Duca.

Nemmeno, buffone.

Rig.

Adunque la testa—

[Indicando di farla togliare.

Cep.

Oh l’ anima nera!)

[Da se.

Duca.

Che di’ questa testa?—

[Battendo colla mano una spalla al Conte.

Che far di tal testa?—A cosa ella vale?

Cep.

Marrano?

[Infuriato battendo la spada.

Duca.

Fermate—

[A Cep.

Rig.

Da rider mi fa.

Coro.

In furia è montato!

[Tra loro.

Duca.

Buffone, vien quà.

A Rig.

A sempre tu spingi lo scherno all’ estremo,

Quell’ ira che sfidi colpir ti potrà.

Rig.

Che coglier mi puote? Di loro non temo;

Del duca un protetto nessun toccherà.

Cep.

Vendetta dal pazzo—

[Ai Cortigiani, a parte.

Coro.

Contr’ esso un rancore

Pei tristi suoi modi, di noi chi non ha?

Cep.

Vendetta!

Coro.

Ma come?

Cep.

Domani, chi ha core

Sia in armi da me.

Tutti.

Sì.

Cep.

A notte.

Tutti.

Sarà.

[La folla de’ danzatori invade la so.

Tutto è gioia, tutto è festa,

Tutto invitaci a goder!

Oh, guardate, non par questa

Or la reggia del piacer!

SCENA VI.—

Detti ed il Conte diMonterone.

Mon.

Ch’ io gli parli.

[Dall’ interno.

Duca.

No.

Mon.

Il voglio.

[Entrando.

Tutti.

Monterone!

Mon.

(fissanao il Duca con nobile orgoglio.)

Si, Monteron—la voce mia qual tuono

Vi scuoterà dovunque—

Rig.

(al Duca, contraffacendo la voce di Mon.)

Ch’ io gli parli.

[Si avanza con riduola gravita.

Voi congiuraste contro noi, signore,

E noi, clementi in vero, perdonammo—

Qual vi piglia or delirio—atutt el’ ore

Di vostra figlia reclamar l’ onere?

(guardando Rig. con tra sprezzante.)

Novello insulto!—Ah sì, a turbare

[al Duca.

Sarò vostr’ orgie—verrò a gridare,

Fino a che vegga restarsi insulto

Di mia famiglia l’ atroce insulto;

E se al carnefice pur mi darete

Spettro terrible mi rivedrete,

Portante il mano il teschio mio,

Vendetta chiedere al mondo e Dio.

Duca.

Non più, arrestatelo.

Rig.

E matto!

Coro.

Quai detti!

Mon.

Oh siate entrambi voi maledetti

[Al Duca e Rig.

Slanciare il cane al leon morente

E’ vile, o duca—e tu serpente,

[a Rig.

Tu che d’ un padre ridi al dolore,

Sii maledetto!

Rig.

Che sento? orrore!

[Da se colpito. Tutti (meno Rig.)

Oh tu che la festa andace hai turbato,

Da un genio d’ inferno qui fosti guidato;

E’ vano ogni detto, di quà t’ allontana—

Va, trema, o vegliardo, dell’ ira sovrana—

Tu l’ hai provocata, plù speme non v’ è.

Un’ ora fatale questa per te.

[Mon. parte fra due aiabardieri; tutti gli altra seguono il Duca in altra stanza.