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Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

RIGOLETTO (Italian language). - Giuseppe Verdi, Rigoletto: An Opera in Four Acts [1851]

Edition used:

Rigoletto: An Opera in Four Acts, words by Victor Hugo (New York: Fred Rullman, n.d.). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


RIGOLETTO.

ATTO I.

SCENA I.—

Sala magnifica nel Palazzo Ducale. IlDucaeBorsache vengono da una porta del fondo.

Duca.

Della mia bella incognita borghese

Toccare il fin del’ avventura io voglio.

Borsa.

Di quelli giovin che vedete al tempio?

Duca.

Da tre lune ogni festa.

Borsa.

La sua dimora?

Duca.

In un remoto calle;

Misterioso un uom v’ entra ogni notte.

Borsa.

E sa colei chi sia

L’ amante suo?

Duca.

Lo ignora.

[Un gruppo di Dame e Cavalieri attraversan la sala.

Borsa.

Quante beltà!—Mirate.

Duca.

Le vince tutte di Cepran la sposa.

Borsa.

Non v’ oda il Conte, o Duca—

[Piano.

Duca.

A me che importa?

Borsa.

Dirlo ad altra ei potria—

Duca.

Nè sventura per me certo saria.

    • Questa o quella per me pari sono
    • A quant’ altre d’ intorno mi vedo,
    • Del mio core l’impero non cedo
    • Meglio ad una che ad altra beltà.
    • La costoro avvenza è qual dono
    • Di che il fato ne infiora la vita;
    • S’ oggi quelta mi torna gradita,
    • Forse un’ altra doman lo sarà.
    • La costanza tiranna del core
    • Detestiamo qual morbo crudele,
    • Sol chi vuole si serbi fedele;
    • Non v’ ha amor, se non v’ è libertà.
    • De’ mariti il geloso furore,
    • Degli amanti le smanie derido,
    • Anco d’ Argo i cent’ oechi disfidc
    • Se mi punge una qualche beltà.

SCENA II.—

Detti, il Conte diCeprano,che segue da lungi la sua sposa seguita da altro Cavaliere. Dame e Signora entrano da varie parti.

Duca.

(Alla Signora di Cep., movendo ad incontrarla con molta galanteria.)

Partite? Crudele!

Cep.

Seguire le sposo

M’ è forza a Ceprano.

Duca.

Ma dee luminoso

In Corte tal astro qual sole brillar.

Per voi vuì ciascuno dovrà palpitar.

Per voi già possente la fiamma d’ amore

Inebria, conquide, distrugge il mio core.

[Con enfasi, baciandole la mano.

Cep.

Calmatevi—

Duca.

No.

[Le da il braccio ed esce con lei.

SCENA III.—

Detti eRigolettoche s’ incontra nel Signor diCeprano;poi Cortigiani.

Rig.

In testa che avete,

Signor di Ceprano?

[Ceprano fa un gesto d’ impazienza e segui il Duca

Rig.

(Ai Cortigiana.) Ei sbuffa, vedete

Coro.

Che festa!

Rig.

Oh sì—

Borsa.

Il duca quì pur si diverte

Rig.

Così non è sempre? Che nuove scorpete

Il giuoco ed il vino, le feste, la danza

Battaglie, conviti, ben tutto gli sta.

Or della Contessa l’ assedio egl avanza,

E intanto il marito fremendo ne va

[Esce.

SCENA IV.—

Detti eMarullopremuroso

Mar.

Gran nuova! gran nuova!

Coro.

Che avvenne: Parlate!

Mar.

Stupir ne dovrete—

Coro.

Narrate narrate

Mar.

Ah! ah! Rigoletto—

Coro.

Ebben?

Mar.

Caso enorme!

Coro.

Perduto ha la gobba? non è più difforme?

Mar.

Più strana è la cosa! il pazzo possiede—

Coro.

Infine?

Mar.

Un amante—

Coro.

Amante! Chi il crede?

Mar.

Il gobbo in Cupido or s’ è trasformato!

Coro.

Quel mostro Cupido! Cupido beato!

SCENA V.—

Detti ed il Duca seguita daRigoletto,indiCeprano.

Duca.

Ah, quanto Ceprano, importuno niun v’ è!

[A Rig.

La cara sua posa è un angiol per me.

Rig.

Rapitela.

Duca.

E detto! ma il farlo?

Rig.

Stassera—

Duca.

Nè pensi tu al Conte?

Rig.

Non c’ è la prigione?

Duca.

Ah, no.

Rig.

Ebben—s’ esilia.

Duca.

Nemmeno, buffone.

Rig.

Adunque la testa—

[Indicando di farla togliare.

Cep.

Oh l’ anima nera!)

[Da se.

Duca.

Che di’ questa testa?—

[Battendo colla mano una spalla al Conte.

Che far di tal testa?—A cosa ella vale?

Cep.

Marrano?

[Infuriato battendo la spada.

Duca.

Fermate—

[A Cep.

Rig.

Da rider mi fa.

Coro.

In furia è montato!

[Tra loro.

Duca.

Buffone, vien quà.

A Rig.

A sempre tu spingi lo scherno all’ estremo,

Quell’ ira che sfidi colpir ti potrà.

Rig.

Che coglier mi puote? Di loro non temo;

Del duca un protetto nessun toccherà.

Cep.

Vendetta dal pazzo—

[Ai Cortigiani, a parte.

Coro.

Contr’ esso un rancore

Pei tristi suoi modi, di noi chi non ha?

Cep.

Vendetta!

Coro.

Ma come?

Cep.

Domani, chi ha core

Sia in armi da me.

Tutti.

Sì.

Cep.

A notte.

Tutti.

Sarà.

[La folla de’ danzatori invade la so.

Tutto è gioia, tutto è festa,

Tutto invitaci a goder!

Oh, guardate, non par questa

Or la reggia del piacer!

SCENA VI.—

Detti ed il Conte diMonterone.

Mon.

Ch’ io gli parli.

[Dall’ interno.

Duca.

No.

Mon.

Il voglio.

[Entrando.

Tutti.

Monterone!

Mon.

(fissanao il Duca con nobile orgoglio.)

Si, Monteron—la voce mia qual tuono

Vi scuoterà dovunque—

Rig.

(al Duca, contraffacendo la voce di Mon.)

Ch’ io gli parli.

[Si avanza con riduola gravita.

Voi congiuraste contro noi, signore,

E noi, clementi in vero, perdonammo—

Qual vi piglia or delirio—atutt el’ ore

Di vostra figlia reclamar l’ onere?

(guardando Rig. con tra sprezzante.)

Novello insulto!—Ah sì, a turbare

[al Duca.

Sarò vostr’ orgie—verrò a gridare,

Fino a che vegga restarsi insulto

Di mia famiglia l’ atroce insulto;

E se al carnefice pur mi darete

Spettro terrible mi rivedrete,

Portante il mano il teschio mio,

Vendetta chiedere al mondo e Dio.

Duca.

Non più, arrestatelo.

Rig.

E matto!

Coro.

Quai detti!

Mon.

Oh siate entrambi voi maledetti

[Al Duca e Rig.

Slanciare il cane al leon morente

E’ vile, o duca—e tu serpente,

[a Rig.

Tu che d’ un padre ridi al dolore,

Sii maledetto!

Rig.

Che sento? orrore!

[Da se colpito. Tutti (meno Rig.)

Oh tu che la festa andace hai turbato,

Da un genio d’ inferno qui fosti guidato;

E’ vano ogni detto, di quà t’ allontana—

Va, trema, o vegliardo, dell’ ira sovrana—

Tu l’ hai provocata, plù speme non v’ è.

Un’ ora fatale questa per te.

[Mon. parte fra due aiabardieri; tutti gli altra seguono il Duca in altra stanza.

ATTO II.

L’ estremita piu deserta d’ una via cieca. Casa di Rigoletto e terazzo.Rigolettochiuso nel suo mantello.Sparafucilelo segue portando sotto il mantello una tunga spada.

Rig.

(Quel vecchio maledivami!)

Spa.

Signor?—

Rig.

Va, non ho niente.

Spa.

Nè il chiesi—a voi presente

Un uom di spada sta.

Rig.

Un ladro?

Spa.

Un uom che libera

Per poco da un rivale,

E voi ne avete—

Rig.

Quale?

Spa.

La vostra donna è là.

Rig.

(Che sento?) E quanto spendere

Per un signor dovrei?

Spa.

Prezzo maggior vorrei—

Rig.

Com’ usasi pagar?

Spa.

Una metà s’ anticipa,

Il resto si da poi—

Rig.

(Dimonio!) E come puoi

Tanto securo oprar?

Spa.

Soglio in cittade uccidere,

Oppure nel mio tetto.

L’ uomo di sera aspetto—

Una stoccata, e muor.

Rig.

E come in casa?

Spa.

E facile—

M’ aiuta mia sorella—

Per le vie danza—è bella—

Chi voglio attira—e allor—

Rig.

Comprendo—

Spa.

Senza strepito—

E’ questo il mio stromento.

[Mostra la spada.

Vi serve

Rig.

No—al momento—

Spa.

Peggio ver voi—

Rig.

Chi sa?

Spa.

Sparafucile mi nomino—

Rig.

Straniero?

Spa.

Borgognone—

[Per andarsene.

Rig.

E dove all’ occasione?

Spa.

Quì sempre a sera.

Rig.

Va.

[Spa. parte.

Rigoletto,guardando dietro aSparafucile.

Pari siamo!—io la lingua, egli na li pugnale;

L’ uomo son ic che ride, ei quel che spegne!

Quel vecchio maledivami!—

O uomini!—o natura!—

Vil scellerato mi faceste Voi!

Oh rabbia!—esser difforme!—esser buffone!—

Non dover, non poter altro che ridere!—

Il retaggio d’ ogni uom m’ è toltoil pianto!—

Questo padrone mio,

Giovin, giocondo, sì possente, bello,

Sonnecchiando mi dice;

Fa ch’ io rida, buffone.

Forzarmi deggio, e farlo!—Oh, dannazione!

Odio a voi, cortigiani schernitori!—

Quanta in mordervi ho gioia!

Se iniquo so, per cagion vostra è solo—

Ma in altr’ uom quì mi cangio!—

Quel vecchio maledivami!—Tal pensiero

Perchè conturba ognor la mente mia?—

Mi coglierà sventura? Ah no è follia.

[Apre con chiave, ed entra nel cortile

Detto eGildach’ esce dalla casa e si getta nelle sue braccia.

Rig.

Figlia—

Gilda.

Mio padre!

Rig.

A te dappresso

Trova sol gioia il core oppresso

Gilda.

Oh quanto amore!

Rig.

Mia vita sei!

Senza te in terra qual bene avrei?

[Sospira

Gilda.

Voi sospirate!—che v’ ange tanto?

Lo dite a questa povera figlia—

Se v’ ha mistero—per lei sia franto—

Ch’ ella conosca la sua famiglia.

Rig.

Tu non ne hai—

Gilda.

Qual nome avete?

Rig.

A te che importa?

Gilda.

Se non volete

Di voi parlarmi—

Rig.

Non usair mai.

[Interrompendola

Gilda.

Non vo che al tempio.

Rig.

Or ben tu fai.

Gilda.

Se non di voi, almen chi sia

Fate ch’ io sappia la madre mia.

Rig.

Deh non parlare al misero

Del suo perduto bene—

Ella sentin’ quell angelo,

Pietà delle mie pene—

Solo, difforme, povero

Per compassion mi amò.

Morìa—le zolle coprano

Lievi quel capo amato—

Sola or tu resti al misero—

O Dio, sii ringarziaro!—

[Singhiozzande.

Gilda.

Quanto dolor!—che spremere

Si amaro pianto può?

Padre, non più, calmatevi—

Mi lacera tal vista—

Il nome vostro ditemi,

Il duol che si v’ attrista—

Rig.

A che nomarmi?—è inutile!—

Padre, ti sono, e basti—

Me forse al mondo temono,

D’ alcuna ho forse gli asti—

Altri mi maledicono—

Gilda.

Patria parenti, amici,

Voi dunque non avete!

Rig.

Patria!—parenti!—dici?—

Culto, famiglia, patria,

[Con effusione.

Il mio universo è in te!

Gilda.

Ah, se può lieto rendervi,

Gioia è la vila a me!

Già da tre lune son quì venuta,

Nè la cittade ho ancor veduta;

Se il concedeto, farlo or potrei—

Rig.

Mai!—mai!—uscita, dimmi, unqua sei!

Gilda.

No.

Rig.

Guai!

Gilda.

(Che dissi?)

Rig.

Ben te ne guarda!

(Potrian seguirla, rapirla ancora!

Quì d’un buffone si disonora

La figlia, e ridesi—Orror!) Olà?

[Verso la casa.

SCENA X.—

Detti eGiovannadalla casa.

Gio.

Signor?

Rig.

Tenendo mi vide alcuno?

Bada, dì il vero—

Gio.

Ah no, nessuno.

Rig.

Sta beh—la porta che dà al bastione E sempre chiusa?

Gio.

Lo fu e sarà.

Rig.

Veglia, o donna, questo fiore

[A Gio.

Che a te puro confidai;

Veglia attenta, e non sia mai

Che s’ offuschi il suo cando!

Tu dei venti dal furore,

Ch altri fiori hanno piegato,

Lo difendi, e immacolato

Lo ridonna al genitor.

Gilda.

Quanto affetto!—quali cure!

Che temete, padre mio?

Lassù in cielo, presso Dio,

Veglia un angiol Protettor.

Da noi stoglie le sventure

Di mia madre il priego santo;

Non fia mai divelto o infranto

Questo a voi dilktto fiore.

SCENA XI.—

Detti ed ilDucain costume borghese dalla strada.

Rig.

Alcuno è fuori—

[Apre la porta della Corte, e mentre esce a sulla strada ilDucaguizza furtivo nella corte e si nasconde dietro l’ albero; gettando a Giovanna una borsa la fa tacere.

Gil.

Cielo!

Sempre novel sospetto—

Rig.

(a Gil. tornando.)

Vi seguiva alla chiesa mai nessuno

Gio.

Mai.

Duca.

(Rigoletto.)

Rig.

Se talor quì picchiano

Guardatevi da aprir—

Gio.

Nemmeno al duca?—

Rig.

Meno che a tutti a lui—Mia figlia, addio.

Duca.

Sua figlia!

Gio.

Addio, mia padre.

[S abbraciano, e Rigoletto parte chiudendosi dosi dietro la porta.

SCENA XII.—

Gilda, Giovanna,ilDucanella corte, poiCepranoeBorsaa tempo sulla via.

Gilda.

Giovanna, ho dei rimorsi—

Gio.

E perchè mai.

Gilda.

Tacqui che un giovin ne seguiva al tempio.

Gio.

Perchè ciò dirgli?—l’ odiate dunque Cotesto giovin, voi?

Gilda.

No, no, chè troppo è bello e spira amore—

Gio.

E magnanimo sembra e gran signore.

Gilda.

Signor nè principe—io lo vorrei,

Sonto che povero—più l’ amerei.

Sognando o vigile—sempre lo chiamo,

E l’ alma in estasi—gli dice t’ a—

Duca.

(esce improvviso, fa cenno a Gio. d’ andarsene, e inginocchiandosi a’ piedi di Gil. termina la frase.)

T’ amo!

T’ amo, ripetilo—sì caro accento,

Un puro schiudimi—ciel di contento!

Gilda.

Giovanna?—Ahi misera!—non v’ è più alcuno

Che quì rispondami!—Oh Dio!—nessuno!—

Duca.

Son io coll’ anima—che ti rispondo—

Ah due che s’ amano—son tutto un mondo!—

Gilda.

Chi mai, chi giungere—vi fece a me?

Duca.

S’ angelo o demone—che importa a te?

Io t’ amo—

Gilda.

Uscitene.

Duca.

Uscire!—adesso!

Ora che accendene—un fuoco istesso!—

A inseparabile—d’ amore il dio

Stringeva, o vergine—tuo fato al mio!

E il sol dell’ anima, la vita è amore,

Sua voce é il palpito—del nostro core—

E fama e gloria—potenza e trono.

Terrene, fragili—cose quì sono.

Una pur avvene—sola divina,

E amor che agli angeli—più ne avvicina!

Adunque amiamoci—donna celeste.

D’ invidia agli uomini—sarò per te.

Gilda.

(Ah de miei vergini—sogni son queste

Le voci tenere—sì cara a me!)

Duca.

Che, m’ ami—deh! ripetimi—

Gilda.

L’ udiste.

Duca.

Oh me felice!

Gilda.

Il nome vostro ditemi—

Saperlo non mi lice?

Cep.

Il loco è qui—

A Bor. dalla via.

Duca.

Mi nomino—

[Pensando.

Borsa.

[Sta ben—

[A Cep. e partono.

Duca.

Gualtier Maldè

Studente sono—povero—

Gio.

Rumor di passi è fuore—

[Tornando spaventata.

Gilda.

Forse mio padre—

Duca.

(Ah cogliere

Potessi il traditore

Che sì mi sturba!)

Gilda.

Adducilo

[A Gio.

Di quà al bastione—ite—

Duca.

Dì m’ amerai tu!

Gilda.

E Voi?

Duca.

L’ intera vita—poi—

Gilda.

Non più—non più—partite

A2. Addio—speranza ed amma

Sol tu sarai per me.

Addio—vivrà immutabile

L’ affetto mio per te.

[Il Duca entra in casa scortato da Giovanna Gilda resta fissando la porta ond’ e partito

SCENA XIII.—

Gildasola.

Gualtier Maldè!—nome di lui amate

Scolpisciti nel core innamorato!

Caro nome che il mio cor

Festi primo palpitar,

Le delizie dell’ amor

Mi dèi sempre rammentar

Col pensiero il mio desir

A te ognora volerà,

E pur l’ ultimo sospir

Caro nome, tuo sarà.

[Sale al terrazzo con una lanterna

SCENA XIV.—

Marullo, Ceprano, Borsa,Cortigiani armati e mascherati dalla via.Gildasul terazzo, che tosto entra in casa.

Bor.

E’ là.

[Indicando Gil. at Coro

Cep.

Miratela—

Coro.

Oh quanto è bella

Mar.

Parfata ed angiol.

Coro.

L’amante è quella

Di Rigoletto!

SCENA XV.—

Detti eRigolettoconcentrato.

Rig.

(Riedo!—perche?)

Bor.

Silenzio—all’ opra—badate a me.

Rig.

(Ah da quel vecchio fui maledetto? Chi è là?

Bor.

Tacete—c’ è Rigoletto.

[Ai compagni

Cep.

Vittoria doppia!—l’ uccideremo.

Bor.

No, chè domani più rideromo—

Mar.

Or tutto aggiusto—

Rig.

(Chi parla quà?)

Mar.

Ehi, Rigoletto?—Di?

Rig.

(Chi va là?)

[Con voce terrible.

Mar.

Eh, non mangiarci! Son—

Rig.

Chi?

Mar.

Marullo.

Rig.

In tanto bujo lo sguardo e nullo.

Mar.

Qui ne condusee ridevol cosa—

Torre a Ceprano vogliam la sposa.

Rig.

(Oime respiro!) Ma come entrare?

Mar.

(a. Cep.) La vostra chiave? (a Rig.) Non dubitare,

Non dee mancarci lo stratagemma—

Ecco le chiavi—

[Gli da la chiave avuta da Cep.

Rig.

Sento il suo stemma.

[Palpandole.

(Ah, terror vano fu dunque il mio!)

[Respirando.

N’ e là il palazzo—con voi son io.

Mar.

Siam mascherati—

Rig.

Ch’ io pur mi mascheri;

A me una larva?

Mar.

Si, pronta e già.

Terrai la scala—

[Gli mette una maschera, e nello stesso tempo lo benda con un fazzoletto, e lo pone a reggere una scala, che avranno appostata al terrazzo.

Rig.

Fitta e la tenebra—

Mar.

La benda cieco e sordo il fa.

[Ai compagni.

Tutti.

Zitti, zitti moviamo a vendetto

Ne sia colto or che meno l’ aspetta

A sua volto schernito sarà!—

Cheti, cheti, rubiamgli l’ amante,

E la Corte doman riderà.

[Alcuni salgono al terrazzo, rompon la porta del primo piano, scendono, aprono ad allri ch’ entrano dalla strada, e riescono, trascinando Gilda la quale avra la bocca chiusa da un fazzoletto. Nel traversare la scena ella perde una sciarpa.

Gil.

Soccorso, padre mio

—[Da lontano.

Coro.

Vittoria!

Gil.

Aita!

[Piu lontano.

Rig.

Non han finito ancor’—qual derisione!

[Si toccha gli occhi.

Sono bendato!

[Si strappa impetuosamente la benda e la maschera, ed al chiarore d’ una lanterna scordata riconosee la sciarpa, vede la porta aperta, entra, ne trae Gio. spaventata; la fissa con istupore, si strappa i capelli senza porter gridare; finalmente dopo molti sforzi, esclama—

Ah! la maledizione!

[Sviene.

fine dell’ atto secunds.

ATTO III.

SCENA I.—

Salotto nel palazzo ducale. Vi sono due porte laterali, una maggiore nel fondo che si chiude. A’ suoi lati pendono i ritratti in tutta figura, a sinistra del Duca, a destra della sua sposa. V’ ha un seggiolone presso una tavola coperta di velluto ed altri mobili. IlDucadal mezzo agitato.

Ella mi fu rapita!

E quando o ciel?—ne’ brevi istanti, prima

Che un mio presagio interno

Sull’ orma corsa ancora mi spingesse!

Schiuso era l’ uscio!—la magion deserta!

E dove ora sarà quell’ angiol caro!

Colei che potè prima in questo core

Destar la fiamma di constanti affetti?

Colei si pura, al cui modesto accento

Quasi tratto a virtù talor mi credo!

Ella mi fu rapita!

E chi l’ ardiva?—ma ne avrò vendetta:

Lo chiede il pianto della mia diletta

Parmi veder le lagrime

Scorrenti da quel ciglio,

Quando fra il duolo e l’ ans a

Del subito periglio,

Dell’ amor nostro memore,

Il suo Gualtier chiamo.

Ned ei potea soccorrerti,

Cara fanciulla amata;

Ei che vorria coll’ anima

Farti quaggiù beata;

Ei che le sfere agli angeli

Per te non invidiò.

SCENA II.—

Marullo, Ceprano, Borsa,ed altri Cortigiani, del mezzo.

Tutti.

Duca, duca!

Duca.

Ebben?

Tutti.

L’ amante

Fu rapita a Rigoletto.

Duca.

Bella! e d’ onde?

Tutti.

Dal suo tetto.

Duca.

Ah, ah! dite, come fu?

[Siede.

Tutti.

Scorrendo uniti remota via

Brev’ ora dopo caduto il dì:

Come previsto ben s’ era in pria,

Rara beltade ci si scopri.

Era l’ amante di Rigoletto

Che, vista appena, si dileguò.

Glà di rapirla s’ avea il progetto,

Quando il buffone ver noi spunto;

Che di Ceprano noi la contessa

Rapir volessimo, stolto, credè;

La scala quindi all’ uopo messa,

Bendato ei stesso ferma tenè.

Salimmo, e rapidi la giovinetta

Ci venne fatto quinci asportar.

Quand’ ei s’ accorse della vendetta

Resto scornato ad imprecar.

Duca.

(Che sento?—è dessa la mia diletta!—

Ah, tutta il cielo non mi rapì!)

Ma dove or trovasi la poveretta?

[Al Coro.

Tutti.

Fu da noi stessi addotta or qui.

Duca.

(Possente amor mi chiama,

Volar io deggio a lei;

[Alzandosi con gioia.

Il serto mio darei

Per consolar quel cor.

Ah! sappia al n chi l’ ama,

Conosca appien chi sono,

Apprenda ch’ anco in trono

Ha degli echiavi Amor.)

[Esce frettoloso dal mezzo.

Tutti.

(Qual pensiero or l’agita;

Come cagiò d’ umor!)

SCENA III.—

Marullo, Ceprano, Borsa,altri Cortigiana, poiRigolettodalla destra, ch’ entra cantarellando con reprezso dolore.

Mar.

Povero Rigoletto!—

Coro.

Ei vien—silenzio!

Tutti.

Buon giorno, Rigoletto—

Rig.

(Han tutti fatto il colpo!)

Cep.

Ch’ hai di nuovo, Buffon?

Rig.

Che dell’ usato

Più noioso voi siete.

Tutti.

Ah! ah! ah!

Rig.

(Dove l’ avran nacosta?—)

[Spiando inquieto dovunque.

Tutti.

(Guardate com’ e inquieto!)

Rig.

Son felice

Che nulla a voi nuocesse

L’ aria di questa notte—

Mar.

Questa notte!—

Rig.

Sì—Ah fu il bel colpo!—

Mar.

S’ hò dormito sempre!

Rig.

Ah, voi dormiste?—avro dunque sognato!

[S’ allontana, e vedendo un fazzoletto sopra una tavola, ne osserva inquieto la cifra.

Tutti.

(Ve’ come tutto osserva!

Rig.

(Non è il suo.)

[Gettandoto.

Dorme il ducca tuttor?

Tutti.

Si, dorme ancora.

SCENA IV.—

Detti e un Paggio della Duchessa.

Pag.

Al suo sposo parlar vuol la duchessa

Cep.

Dorme.

Pag.

Qui or con voi non era?

Borsa.

E’ a caccia

Pag.

Senza paggi!—senz’ Senz’armi!

Tutti.

E non capisci

Che vedere per ora non può alcuno?—

Rig.

(Che a parte e stato attentissimo al dialogo, balzando improvviso tra lore prorompe.)

Ah ell’ è qui dunque!—El è col duca!—

Tutti.

Chi?

Rig.

La giovin che sta notte

A mio tetto rapiste—

Tutti.

Tu deliri.

Rig.

M la saprò riprender—Ella è qui—

Tutti.

Se l’ amante perdesti, la ricerca

Altrove.

Rig.

Io vo’ mia figlia—

Tutti.

La sua figlia

Rig.

Sì, la mia figlia—D’ una tal vittoria

Che?—adesso non ridete?

Ella è là—la vogl’ io—la renderete.

[Corre verso la porta di mezze, ma i Cortigiani gli attraversano il passaggio.

Cortigiani, vil razza dannata

Per qual prezzo vendeste il mi bene?

A voi nulla per l’ oro sconviene,

Ma mia figlia è impagabil tesor.

La rendete—o se pur disarmata

Questa man per voi fora cruenta

Nulla in terra più l’ uomo paventa

Se dei figli difende l’ onor.

Quella porta, assassini, m’ aprite:

[Si getta ancor sulla porta che gli e nuovamente contesa dai gentiluomini; lotta alquante, poi torna spossato sul davanti del scena.

Ah! voi tutti a me contro venite

[Piange.

Ebben piango—Marullo—signore,

Tu ch’ hai l’ alma gentil come il core

Dimmi or tu, dove l’ hanno nascosta?—

E’ là?—E’ vero?—tu taci! perché

Miei signori—Perdono, pietate—

Al vegliardo la figlia ridate—

Ridonarla a voi nulla ora costa,

Tutto il mondo è tal figlia per me.

SCENA V.—

Detti eGildach’ esce dalla stanza a sinistra e si getta nelle paterne braccia.

Gilda.

Mio padre!

Rig.

Dio! mia Gilda!

Signori, id essa è tutta

La mia famiglia-Non temer più nulla,

Angelo mio—fu scherzo, non è vero?

[Ai cortig.

Io che pur piansi or rido—E tu a che piangi?

Gilda.

I ratto—l’ onta, o padre!

Rig.

Ciel! che dici?

Gilda.

Arrossir voglio innanzi a voi soltanto—

Rig.

[Trivolto ai Cortigiani con imperioso modo.

Ite di quà, voi tutti—

Se il Duca vostro d’ appresiassi osasse,

Che non entri gli dite, e ch’ io ci sono.

[Si abbandonc sul seggiolone.

Tutti.

(Co’ fanciulli e coi dementi

[Tra loro.

Spesso giova il simular.

Partiam pur, ma quel ch’ ei tenti

Non lasciamo d’ osservar.)

[Escon dal mezzo a chiudon la porta.

SCENA VI.—

RigolettoeGilda.

Rig.

Parla siam soli.

Gil.

(Ciel, dammi coraggio!)

Tutte le feste al tempio

Mentre pregava Iddio,

Bello e fatale un giovane.

S’ offerse al guardo mio—

Se i labbri nostri tacquero,

Dagli occhi il cor parlò.

Furtivo fra le tenebre

Sol ieri a me giungeva—

Sono studente, povero,

Commosso mi diceva,

E con ardente palpito

Amor mi protestò.

Parti—il mio core aprivasi

A speme più gradita,

Quando improvvisi apparvero

Color che m’ han rapita,

E a forza qui m’ addussero

Nell’ ansia più crudel.

Rig.

Non dir—non più, mio angelo.

(T’ intendo, avverso ciel!

Solo per me l’ infamia

A te chiedeva, o Dio—

Ch’ ella potesse ascendere

Quanto caduto er’ io—

Ah presso del pattibolo

Bisogna ben l’ altare!

Ma tutto ora scompare—

L’ altar si rovesciò!)

Piangi, fanciulla, e scorrere

Fa il pianto sul mio cor.

Gil.

Padre, in voi parla un angelo

Per me consolator.

Rig.

Compiuto pur quanto a fare mi resta

Lasciare potremo quest’ aura funesta

Gil.

Si.

Rig.

(E tutto un sol giorno cangiare potè!)

SCENA VII.—

Detti, un Usciere, e il Conte diMonterone,che dalla destra attraversa il fon da della sala fra gli alabardieri.

Usc.

Schiudete—ire al carcere Castiglior dee.

[Alle guardie

Mon.

Poichè fosti invano da me maledetto,

[Fermandosi verso il ritratto.

Nè un fulmine o un ferro colpiva i’ tuo petto,

Felice pur anco, o duca, vivrai—

[Esce fra le guardie dal mezzo

Rig.

No, vecchio, t’ inganni—un vendice avrai.

SCENA VIII.—

RigolettoeGilda

Rig.

Si, vendetta, tremenda vendetta

Di quest’ anima è solo desio—

Di punirti già l’ ora s’ affretta,

Che fatale pe te tuonerà.

Come fulmin scagliato da Dio

Il buffone colpirti saprà.

Gil.

O mio padre, qual gioia feroce

[Da se.

Balenarvi negli occhi vegg’ io!

Perdonate—a noi pure una voce

Di perdono dal cielo verrà.

(Mi tradiva, pur l’ amo, gran Dio.

Per l’ ingrato ti chiedo pietà!)

[Escon dal mezzo.

fine dell’ atto terzo.

ATTO IV.

SCENA I.—

Deserta Sponda del Mincio.GildaeRigolettoinquieto sono sulla strada.Sparafucilenell’ interno dell’ osteria, seduto presso una tavola, sta ripulendo il suo cinturone, senza nulla intendere di quanto accade al di fuori.

Rig.

E l’ ami?

Gil.

Sempre.

Rig.

Pure

Tempc a guarirne t’ ho lasciato.

Gil.

Io l’ amo:

Rig.

Povero cor di donna! Ah, il vile infame!

Ma avrai vendetta, o Gilda—

Gil.

Pietá, mio padre—

Rig.

E se tu certa fossi

Ch’ ei ti tradisse, l’ameresti ancora?

Gil.

Nol so, ma pur m’ adora.

Rig.

Egli!—

Gil.

Sì.

Rig.

Ebbene, osserva dunque.

[La conduce presso una delle fessure del muro, ed ella vi guarda.

Gil.

Un nomo vedo.

Rig.

Per poco attendi.

SCENA II.—

Detti ed ilDuca,che, in assisa di semplice officiale di cavalleria entra nella sala terrena per una porta a sinistra.

Gil.

Ah, padre mio!

[trasalendo.

Duc.

Due cose e tosto—

[a Sparaf.

Spa.

Quali?

Duc.

Una stanza e del vino—

Sig.

(Son questi i suoi customi!)

Spa.

(Oh, il bel zerbino!)

[Entra nella vicina stanza.

Duc.

La donna e mobile

Qual piuma al vento,

Muto d’accento—e di pensier.

Sempre un’ amabile

Leggiadro viso,

In pianto o in riso—è menzogner.

È sempre misero,

Chi a lei s’affida,

Chi le confida—mal caute il cor!

Pur mai non sentesi

Felice appieno

Chi su quel seno—non liba amor.

[Spa. rientra con una bottiglia di vino e due bicchieri, che depone sulla tavola, quindi batte col pomo della sua lunga spada due colpi al soffitto. A quel segnale una ridente giovane, in costume di zingara scende a salti la scala. Il Duc. corre per abbracciarla, ma ella si sfugge.—Spa. uscito sulla vide, a parte a Rig.

Spa.

E là il vostr’ uomo—viver dee o morire?

Rig.

Più tardi tornerò l’opra a compire.

[Spa. si allontana dietro la casa lunga il fiume.

SCENA III.—

GildaeRigolettosulla via, ilDucaeMaddalenanel piano terreno.

Duca.

Un dì, se ben rammentomi,

O bella, t’ incontrai—

Mi piacque di te chiedere,

E intesi che qui stai.

Or sappi, che d’ allora

Sol te quest’ alma adora.

Mad.

Ah, ah!—e vent’ altre appressc

Le scorda forse adesso?—

Ha un’ aria il signorino

Da vero libertino—

Duca.

Sì?—un mostro son—

[Por abbracciarla.

Mad.

Lasciatemi,

Stordito.

Duca.

Ih, che fracasso!

Mad.

Stia saggio.

Duca.

E tu sii docile,

Non farmi tanto chiasso.

Ogni saggezza chiudesi

Nel gaudio e nell’ amore—

[Le prende la mano.

La bella mano candida!—

Mad.

Scherzate, voi signore.

Duca.

No, no.

Mad.

Son brutta.

Duca.

Abbracciami.

Mad.

Ebro—

Duca.

D’ amore ardente.

[Ridendo.

Mad.

Signor l’ indifferente,

Vi piace canzonar?—

Duca.

No, no, ti vo’ sposar.

Mad.

Ne voglio la parola—

Duca.

Amabile figliuola!

[Ironico.

Rig.

Ebben?—ti basta ancor?—

[A Gilda che avra tutto osservato ed inteso.

Gil.

Iniquo traditor!

Duca.

Bella figlia dell’ amore,

Schiavo son de’ vezzi tuoi;

Con un detto soi tu puoi

Le mie pene consolar.

Vieni, e senti del mio core

Il frequente palpitar.

Mad.

Ah! ah! rido ben di core,

Chè tai baie costan poco;

Quanto valga il vostro giuoco,

Mel credete, so apprezzar.

Sono avvezza, bel signore,

Ad un simile scherzar.

Gil.

Ah, gosi parlar d’ amore!

A me pur l’ infame ho udito

Infelice cor tradito,

Per angoscia non scoppiar.

Perchè, o credulo mio core,

Un tal uom dovevi amar!

Rig.

Taci, il piangere non vale;

[A Gil.

Ch’ ei, mentiva or sei secura—

Taci, e mia sarà la cura

La vendetta d’ affrettar.

Pronta fia, sara fatale;

Io saprolla fulminar.

M’ odi, ritorna a casa—

Oro prendi, un destriero,

Una veste viril che t’ apprestai,

E per Verona parti—

Sarovvi io pur domani—

Gil.

Or venite—

Rig.

Impossibil.

Gil.

Tremo.

Rig.

Va.

[Gilda parte.

SCENA IV.—

Sparafucile, Rigoletto,ilDucaeMaddalena.

Rig.

Venti scudi hai tu detto? Eccome dieci,

E dopo l’ opera il resto.

Ei qui rimane?

Spa.

Si.

Rig.

Alla mezze notte

Ritornerò.

Spa.

Non cale.

A gettarlo nel flume basto io solo.

Rig.

No, no, il vo’ far io stesso.

Spa.

Sia—il suo nome?

Rig.

Vuoi saper anco il mio?

Egli è Delitto, Punizion son io.

[Parte. Il cielo si oscura e tuona.

SCENA V.—

Detti, menoRigoletto.

Spa.

La tempesta è vicina!

Più scura fia la notte.

Duca.

Maddalena?

[Per prenderla.

Mad.

[Sfuggendogli.] Aspettate—mio fratello

Viene—

Duca.

Che importa?

[S’ ode il tuona.

Mad.

Tuona?

Spa.

E pioverà tra poco.

[Entrando.

Duca.

Tanto meglio.

Io qui mi tratterò—tu dormirai

[A Spa

In scuderia—all’ inferno—ove vorrar.

Spa.

Grazie.

Mad.

(Ah no—partite.)

[Piano al Duc.

Duca.

(Con tal tempo?)

A Mad.

Spa.

Son venti scudi d’ ore.

[Piano a Mad.]

Ben felice

[Al Duc.

D’ offrirvi la mia stanza—se a voi piace

Tosto a vederla andiamo.

[Prende un lume e s’ avvia per la scala

Duca.

Ebben, sono con te—presto, vediamc

[Dice una parola all’ orecchio di Mad e segue Spa.

Mad.

(Poverro giovin! grazioso tanto!

[Tuona.

Dio! qual mai notte è questa!)

Duca.

[Giunto al granato, vendendone il bal cone senza imposte.]

Si dorme all’ aria aperta? bene, bene

Buona notte.

Spa.

Signor, vi guardi Iddio.

Duca.

Breve sonno dormiam—stanco son io.

[Depone il capello, la spada, e si stende sui letto, dove in breve addormentasi. Mad. frattanto siede presso la tavola. Spa. beve dalla bottiglia lasciata dal Duca. Rimangono ambidue taciturni per qualche istante, e preoccupati da gravi pensieri.

Mad.

E’ amabile in vero cotal giovinotto.

Spa.

Oh si—venti scudi ne dà di prodotto

Mad.

Sol venti! son pochi—valeva di più

Rig.

La spada, s’ ei dorme, va, portam giù.

Mad.

[Sale al granaio, e contemplando il dormente.

Peccato! è pur bello!

[Ripara alla meglio il bolcone, e scende

SCENA VI.—

Detti eGildache comparisa nel fondo della via in costume virile, con stivali e speroni, e lentamente si avanza verso l’ osteria, mentreSparafucilecontinua bere. Spessi lampi e tuoni.

Gil.

A più non ragiono!

Amor mi trascina!—mio padre, per dono—

[Tuona

Qual notte d’ orrore!—Gran Dio, che accadra

Mad.

Fratello!

[Sara discesa ed avra posata la spada del Duc. sulla tavola.

Gil.

Chi parla?

[Osserva pella fessura.

Spa.

Al diavol ten va.

[Frugando in un credenzone.

Mad.

Somiglia un Apollo quel giovine—io l’ amo—

Ei m’ ama—riposi—nè più l’ uccidiamo.

Gil.

O cielo!

[Ascoltando.

Spa.

Rattoppa quel sacco—

Mad.

Perchè?

Spa.

Entr’ esso il tuo Apollo, sgozzato da me,

Gettar dovrò al fiume.

Gil.

L’ inferno qui vedo!

Mad.

Eppure il danaro salvarti scommetto,

Serbandolo in vita.

Spa.

Difficile il credo.

Mad.

M’ ascolta—anzi facil ti svelo un progretto.

De’ scudi già dieci dal gobbo ne avesti;

Venire cogli altri più tardi il vedrai—

Uccidilo, e venti allora ne avrai,

Cosi tutto il prezzo goder si potrà.

Spa.

Uccider quel gobbo! che diavol dicesti!

Un ladro son forse? Son forse un bandito?

Qual altro c’iente da me fu tradito?

Mi paga vuest’ uomo—fedele m’ avrà.

Gil.

Che sento! mio padre!

Mad.

Ah grazia per esso!

Spa.

E’ d’ uopo ch’ ei muoia—

Mad.

Fuggire il fo adesso.

[Va per salire.

Gil.

Oh buona figliuola!

Spa.

Gli scudi perdiamo.

[Trattenendola

Mad.

E ver:

Spa.

Lascia fare—

Mad.

Salvarlo dobbiamo.

Spa.

Se pria ch’ abbia il mezzo la notte toccato.

Alcuno qui giunga, per esso morrà.

Mad.

E’ buia la notte, il ciel troppo irato

Nessuno a quest’ ora di qui passera.

Gil.

Oh qual tentazione; morir per l’ ingrato!

Morire!—e mio padre!—Oh cielo, pietà!

[Battono le undici e mezzo.

Spa.

Ancor c’ è mezz’ ora.

Mad.

Attendi, fratello—

[Piangendo.

Gil.

Che! piange tal donna!—Nè a lui darò aita!

Ah s’ egli al mio amore divenne rubello

Io vo’ per la sua gettar la mia vita

[Puchia alla porta

Mad.

Si picchia?

Spa.

Fu il vento.

[Gil. torna a bussare

Mad.

Si picchia, ti dico

Spa.

E’ strano!

Mad.

Chi è?

Gil.

Pietà d’ un mendico

Asil per la motte a lui concedete.

Mad.

Fia lunga tal notte!

Spa.

Alquanto attendete.

[Va a cercare nel credenzione.

Gil.

Ah, presso alla morte, si giovane sono!

Oh, cielo, pegli empi ti chiedo perdono.

Perdonna tu, o padre, a questa in felice!

Sia l’ uomo felice—ch’ or vado a salvar.

Mad.

Su spicciati, presto, fa l’ opra compita:

Anelo vua vita—con altra salvar

Spa.

Ebbene—son pronto, quell’ uscio dis chiudi;

Piucch’ altro li scudi—mi preme salvar.

SCENA VII.—

Rigolettosolo si avanza da fondo della scena chiuso nel suo mantello.

Della vendetta alfin giunge l’ instante!

Da trenta di l’ aspetto

Di vivo sangue a lagrime piangendo

Sotto la larva del buffon—Quest’ uscio!

[Esaminando la casa.

E’ chiusa!—Ah, non e tempo ancor!—S’ attenda.

Qual notte di mistero!

Una tempesta in cielo!

In terra un omicicio!

Oh come in vero quì grande mi sento!

[Suona mezzanotte.

Mezza notte?

SCENA VIII.—

Detto eSparafucile[Editor: illegible word] casa

Spa.

Chi è la?

Rig.

Son io

[Per entrare

Spa.

Sostace

[Rentra e torna trascenando un sacco

E quì spento il vostr’ uomo.

Rig.

Oh gioia!—ur

Spa.

Un lume?—No, il danaro.

Rig. gli da una borsa.

Spa.

Lesti, all’ onda il gettiam

Rig.

No—basto io solo.

Spa.

Come pi piace—Quì men atto e il sito

Più avanti e più profondo il go go—Presto

Che alcun non vi sorprenda—Buona notte.

SCENA IX.—

Rigoletto,poi ilDuca[Editor: illegible word] tempo.

Egli è là!—morto!—O si—vorrei vederlo!

Ma che importa!—e ben desso!—Ecco i suoi sproni.

Ora mi garda, o mondo—

Quest’ è un buffone, ed un potente è questo!

Ei sta sotto a’ miei piedi. E’ desso! è desso!

E’ giunta alfin la tua vendetta, o duolo!

Sia l’ onda a lui sepolcro,

Un sacco il suo lenzuolo!

[Fa per trascinare il sacco verso la sponda, quando e sorpreso dalla lootana voce del Duc. che nel fondo attraversa la scena.

Qual voce! illusion notturna e questa!

No! no!—egli è desso! è desso!

[Trasalendo

Maledizione! Olà dimon bandito?

[Verso la casa.

Chi è mai, chi è qui in sua vece!

[Taglia il sacco.

Io tremo. E’ umano corpo!

[Lampeggia.

Rig.

Mia figlia! Dio! mia figlia! Gilda!

[Strappandosi i tapelli cade sul cadevere della figlia.]

Spa.

A light! Not yet—the money!

[Rig. gives him a purse

Spa.

Quick, let us throw him into the river.

Rig.

I can do it alone.

Spa.

As you desire. This place is not the best.

Higher up the waves are deeper

Be quick, that none may see you Good night.

[Re-enters the house