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Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

SCENA II. - Giuseppe Verdi, Don Carlos: Opera in Four Acts [1867]

Edition used:

Don Carlos: Opera in Four Acts (New York: Fred Rullman, 1920). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


SCENA II.

Filippo e il Grande Inquisitore.

Il Conte di Lerma.

Il Grand’Inquisitor!

(IlGrande Inquisitore,vegliardo di novant’anni e cieco, entra sostenuto da due frati domenicani.)

Inquisitore.

Son io dinanzi al Re?

Filippo.

Sì: vi feci chiamar, mio padre!

In dubbio io son.

Carlo mi colma il cor

D’una tristezza amara;

L’Infante è a me ribelle,

Armossi contro il padre.

Inquisitore.

Qual mezzo per punir scegli tu?

Filippo.

Mezzo estrem.

Inquisitore.

Noto mi sia!

Filippo.

Che fugga. . . o che la scure. . .

Inquisitore.

Ebben?

Filippo.

Se il figlio a morte invio,

M’assolve la tua mano?

Inquisitore.

La pace dell’impero i dì val d’un ribelle.

Filippo.

Posso il figlio immolar al mondo, io cristian?

Inquisitore.

Per riscattarci Iddio. . . il suo sacrificò.

Filippo.

Ma tu puoi dar vigor a legge sì severa?

Inquisitore.

Ovunque avrà vigor, se sul Calvario l’ebbe.

Filippo.

La natura, l’amor tacer potranno in me?

Inquisitore.

Tutto tacer dovrà per esaltar la fè.

Filippo.

Sta ben!

Inquisitore.

Non vuol il Re su d’altro interrogarmi?

Filippo.

No.

Inquisitore.

Allor son io ch’a voi parlerò, Sire.

Nell’ispano suol mai l’eresia dominò,

Ma v’ha chi vuol minar l’edifizio divin.

L’amico egli è del Re, il suo fedel compagno,

Il dèmon tentator che lo spinge a rovina.

Di Carlo il tradimento, che giunse a t’irritar,

In paragon del suo futile gioco appar.

Ed io . . . l’Inquisitor, io che levai sovente

Sopra orde vili di rei la mano mia possente,

Pei grandi di quaggiù, scordando la mia fè,

Tranquilli lascio andar . . . un gran ribelle . . .

E il Re.

Filippo.

Per traversar i dì dolenti in cui viviamo

Nella mia Corte invan cercat’ho quel che bramo.

Un uomo! Un cuor leal . . . Io lo trovai!

Inquisitore.

Perchè un uomo?

Perchè allor il nome hai tu di Re,

Sire, s’alcun v’ha pari a te?

Filippo.

Non più, frate!

Inquisitore.

Le idee dei novator in te son penetrate!

Infrangere tu vuoi con la tua debol man

Il santo giogo esteso sovra l’orbe roman!

Ritorna al tuo dover; la Chiesa all’uom che spera,

A chi si pente, puote offrir la venia intera:

A te chiedo il Signor di Posa.

Filippo.

No, giammai!

Inquisitore.

O Re, se non foss’io con te nel regio ostel

Oggi stesso, lo giuro a Dio, doman saresti

Presso il Grande Inquisitor al tribunal supremo.

Filippo.

Frate! troppo soffrii il tuo parlar crudel!

Inquisitore.

Perchè evocar allor l’ombra di Samuel?

Dato ho finor due Regi al regno tuo possente!

L’opra di tanti dì tu vuoi strugger, demente!

Perchè mi trovo io qui? Che vuol il Re da me?

(Per uscire.)

Filippo.

Mio padre, che tra noi la pace alberghi ancor.

Inquisitore.

La pace?

(Allontanandosi sempre.)

Filippo.

Obbliar tu dei quel ch’è passato.

Inquisitore.

(Sulla porta per uscire).

Forse!

Filippo.

Dunque il trono piegar dovrà sempre all’altare!