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Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

PARTE PRIMA. - Giuseppe Verdi, Don Carlos: Opera in Four Acts [1867]

Edition used:

Don Carlos: Opera in Four Acts (New York: Fred Rullman, 1920). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


PARTE PRIMA.

SCENA I.

(Il Gabinetto delRea Madrid. IlReassorto in profonda meditazione, appoggiato ad un tavolo ingombro di carte, ove due doppieri finiscono di consumarsi. L’alba rischiara già le invetriate delle finestre.)

Filippo (come trasognato).

Ella giammai m’amò!

No! quel cor chiuso è a me,

Amor per me non ha!

Io la rivedo ancor

Contemplar trista in volto

Il mio crin bianco il dì

Che qui di Francia venne.

No, amor per me non ha!

(Ritornando in sè.)

Ove son? Quei doppier presso a finir!

L’aurora imbianca il mio veron. . .

Già spunta il dì.

Passar veggio i miei giorni lenti!

Il sonno, o Dio, sparì da’ miei occhi languenti.

Dormirò sol nel manto mio regal,

Quando la mia giornata è giunta a sera,

Dormirò sol sotto la volta nera,

Là nell’avello dell’Escurial.

Se il serto regal a me desse

Il poter di leggere nei cor,

Che Dio può sol veder!

Se dorme il prence, veglia il traditore!

Il serto perde il re, il consorte l’onore!

(Ricade nelle sue meditazioni.)

SCENA II.

Filippo e il Grande Inquisitore.

Il Conte di Lerma.

Il Grand’Inquisitor!

(IlGrande Inquisitore,vegliardo di novant’anni e cieco, entra sostenuto da due frati domenicani.)

Inquisitore.

Son io dinanzi al Re?

Filippo.

Sì: vi feci chiamar, mio padre!

In dubbio io son.

Carlo mi colma il cor

D’una tristezza amara;

L’Infante è a me ribelle,

Armossi contro il padre.

Inquisitore.

Qual mezzo per punir scegli tu?

Filippo.

Mezzo estrem.

Inquisitore.

Noto mi sia!

Filippo.

Che fugga. . . o che la scure. . .

Inquisitore.

Ebben?

Filippo.

Se il figlio a morte invio,

M’assolve la tua mano?

Inquisitore.

La pace dell’impero i dì val d’un ribelle.

Filippo.

Posso il figlio immolar al mondo, io cristian?

Inquisitore.

Per riscattarci Iddio. . . il suo sacrificò.

Filippo.

Ma tu puoi dar vigor a legge sì severa?

Inquisitore.

Ovunque avrà vigor, se sul Calvario l’ebbe.

Filippo.

La natura, l’amor tacer potranno in me?

Inquisitore.

Tutto tacer dovrà per esaltar la fè.

Filippo.

Sta ben!

Inquisitore.

Non vuol il Re su d’altro interrogarmi?

Filippo.

No.

Inquisitore.

Allor son io ch’a voi parlerò, Sire.

Nell’ispano suol mai l’eresia dominò,

Ma v’ha chi vuol minar l’edifizio divin.

L’amico egli è del Re, il suo fedel compagno,

Il dèmon tentator che lo spinge a rovina.

Di Carlo il tradimento, che giunse a t’irritar,

In paragon del suo futile gioco appar.

Ed io . . . l’Inquisitor, io che levai sovente

Sopra orde vili di rei la mano mia possente,

Pei grandi di quaggiù, scordando la mia fè,

Tranquilli lascio andar . . . un gran ribelle . . .

E il Re.

Filippo.

Per traversar i dì dolenti in cui viviamo

Nella mia Corte invan cercat’ho quel che bramo.

Un uomo! Un cuor leal . . . Io lo trovai!

Inquisitore.

Perchè un uomo?

Perchè allor il nome hai tu di Re,

Sire, s’alcun v’ha pari a te?

Filippo.

Non più, frate!

Inquisitore.

Le idee dei novator in te son penetrate!

Infrangere tu vuoi con la tua debol man

Il santo giogo esteso sovra l’orbe roman!

Ritorna al tuo dover; la Chiesa all’uom che spera,

A chi si pente, puote offrir la venia intera:

A te chiedo il Signor di Posa.

Filippo.

No, giammai!

Inquisitore.

O Re, se non foss’io con te nel regio ostel

Oggi stesso, lo giuro a Dio, doman saresti

Presso il Grande Inquisitor al tribunal supremo.

Filippo.

Frate! troppo soffrii il tuo parlar crudel!

Inquisitore.

Perchè evocar allor l’ombra di Samuel?

Dato ho finor due Regi al regno tuo possente!

L’opra di tanti dì tu vuoi strugger, demente!

Perchè mi trovo io qui? Che vuol il Re da me?

(Per uscire.)

Filippo.

Mio padre, che tra noi la pace alberghi ancor.

Inquisitore.

La pace?

(Allontanandosi sempre.)

Filippo.

Obbliar tu dei quel ch’è passato.

Inquisitore.

(Sulla porta per uscire).

Forse!

Filippo.

Dunque il trono piegar dovrà sempre all’altare!

SCENA III.

Elisabetta, Eboli, RodrigoeFilippo.

Elisabetta.

(Entra, e si getta ai piedi delRe).

Giustizia, giustizia, Sire!

Ho fè nella lealtà del Re.

Son nella Corte tua crudelmente trattata

E da . . . nemici oscuri, incogniti oltraggiata.

Lo scrigno ov’io chiudea, Sire, tutt’un tesor,

I gioielli . . . altri oggetti a me più cari ancor . . .

L’hanno rapito a me! Giustizia! la reclamo da Vostra Maestà.

(Il Re si alza lentamente, prende un cofanetto dal tavolo e lo presenta alla Regina).

Filippo.

Quello che voi cercate, eccolo!

Elisabetta.

Ciel!

Filippo.

A voi d’aprirlo piaccia.

(La Regina rifiuta d’un cenno.)

Ebben, io l’aprirò!

(Infrangendo il cofanetto.)

Elisabetta (tra sè).

(Ah! mi sento morir!)

Filippo.

Il ritratto di Carlo!

Non trovate parola?

Elisabetta.

Sì.

Filippo.

Fra i vostri gioielli?

Elisabetta.

Sì!

Filippo.

Che! confessar l’osate a me?

Elisabetta.

Io l’oso! sì!

Ben lo sapete, un dì promessa

Al figlio vostro fu la mia man!

Or v’appartengo a Dio sommessa,

Ma immacolata qual giglio son!

Ed ora si sospetta l’onor d’Elisabetta!

Si dubita di me . . . e chi m’oltraggia è il Re!

Filippo.

Ardita troppo voi favellate!

Me debole credete e sfidarmi sembrate;

La debolezza in me può diventar furor.

Tremate allor per voi, per me!

Elisabetta.

Il mio fallir qual’è?

Filippo.

Spergiura! se tanta infamia colmò,

La misura, se fui da voi, se fui tradito,

Io lo giuro, lo giuro innanzi al ciel,

Il sangue verserò!

Elisabetta.

Pietà mi fate . . .

Filippo.

Ah! la pietà d’adultera consorte!

Elisabetta (cade svenuta).

Ah!

Filippo.

(Aprendo le porte dal fondo).

Soccorso alla Regina!

Eboli.

(Spaventata al veder la Regina svenuta).

(Ciel! che mai feci! Ahimè!)

(Il Re esce dopo breve esitazione.Rodrigolo segue con gesto risoluto.Eboliresta sola con la Regina.)

SCENA IV.

Elisabetta, Eboli.

Eboli.

(Gettandosi ai piedi dElisabetta).

Pietà! perdon! per la rea che si pente.

Elisabetta.

Al mio pie’! Voi! Qual colpa?

Eboli.

Ah! m’uccide il rimorso!

Torturato è il mio cor.

Angel del ciel, Regina augusta e pia,

Sappiate a qual demòn l’inferno vi dà in preda!

Quello scrigno. . . son io che l’involai.

Elisabetta.

Voi!

Eboli.

Sì, son io, son io che v’accusai!

Elisabetta.

Voi!

Eboli.

Sì. . . L’amor, il furor. . . L’odio che avea per voi. . .

La gelosia. . . crudel che straziavami il cor

Contro voi m’eccitar!

Io Carlo amava! E Carlo m’ha sprezzata!

Elisabetta.

Voi l’amaste! Sorgete!

Eboli.

No! no! pietà di me! un’altra colpa!

Elisabetta.

Ancor!

Rendetemi la croce!

La Corte vi convien lasciar col dì novello!

Fra l’esiglio ed il vel sceglier potrete!

(Esce.)

(Ebolisi rialza.)

Eboli (con disperazione).

Ah! più non vedrò. . .

Ah più mai non vedrò la Regina!

O don fatale, o don crudel

Che in suo furor mi fece il cielo!

Tu che ci fai. . . sì vana altera

Ti maledico, o mia beltà.

Versar, versar sol posso il pianto,

Speme non ho, soffrir dovrò!

Il mio delitto è orribil tanto

Che cancellar mai nol potrò!

O mia Regina, io t’immolai

Al folle error di questo cor.

Solo in un chiostro al mondo ormai

Dovrò celar il mio dolor!

Oh ciel! E Carlo? a morte domani. . .

Gran Dio! a morte andar vedrò!

Ah! un dì mi resta,

La speme m’arride.

Sia benedetto il ciel! Lo salverò!

(Esce precipitosa.)