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Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

SCENA I. - Giuseppe Verdi, Don Carlos: Opera in Four Acts [1867]

Edition used:

Don Carlos: Opera in Four Acts (New York: Fred Rullman, 1920). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


SCENA I.

(Una gran piazza innanzi Nostro Donna d’Atocha. A destra la Chiesa, cui conduce una grande scala. A sinistra un palazzo. In fondo altra scalinata che scende ad una piazza inferiore in mezzo alla quale si eleva un rogo di cui si vede la cima. Grandi edifizii e colline lontane formano l’orizzonte. — Le campane suonano a festa. La calca, contenuta appena dagli Alabardieri, invade la scena.)

Coro di Popolo,poiCoro di Frati,che menano i condannati al roge.

Coro di Popolo.

Spuntato ecco il dì d’esultanza,

Onore al più grande dei Regi!

In esso hanno i popoli fidanza.

Il mondo è prostrato al suo pie’!

Il nostro amor ovunque l’accompagna,

E questo amor giammai, non scemerà.

Il nome suo è l’orgoglio della Spagna,

E viver deve nell’eternità...

(Si ode una marcia funebre.)

Coro di Frati.

(Che traversa la scena, conducendo i condannati del Santo Uffizio).

Il dì spuntò, dì del terrore,

Il dì tremendo, il dì feral.

Morran, morran! giusto è il rigore

Dell’Immortal!

Ma di perdon voce suprema

All’anatema succederà,

Se il peccator all’ora estrema

Si pentirà!

(Rodrigo,ilConte di Lerma, Elisabetta, Tebaldo, Paggi, Dame, Signori della Corte, Araldi Reali.Marcia. Il corteggio esce dal palagio. Tutte le corporazioni dello Stato, tutta la Corte, i Deputati di tutte le province dell’Impero. I Grandi di Spagna.Rodrigoè in mezzo ad essi. LaReginain mezzo alle Dame.Tebaldoporta il manto d’Elisabetta. Paggi,ecc. Il corteggio si schiera innanzi ai gradini della Chiesa.)

Coro di Popolo.

Onor al Re! vivrà nell’eternità!

L’Araldo Reale e il Popolo.

(Innanzi alla Chiesa la cui porta è ancora chiusa.—tutti si scoprono il capo).

Schiusa or sia la porta del tempio!

O magion del Signor, t’apri omai!

Sacrario venerato, a noi rendi il nostro Re!

(Le porte della Chiesa nell’aprirsi lascian vedereFilippocon la corona sul capo, incedendo sotto un baldacchino in mezzo ai frati. I Signori s’inchinano, il popolo si prostra. I Grandi si coprono il capo.)

Filippo.

Nel posar sul mio capo la corona,

Popol’, giurai al ciel,

Che me la dona,

Dar morte ai rei col fuoco e con l’acciar.

Coro di Popolo.

Gloria a Filippo! Gloria al ciel!

(Tutti s’inchinano silenziosi.)

(Filipposcende i gradini del tempio e va a prendere la mano d’Elisabettaper continuare il suo cammino.)

(I sei Deputati fiamminghi, vestiti a bruno, si presentano all’improvviso, condotti daDon Carlo,e si gettano ai piedi diFilippo).

Elisabetta.

(Qui Carlo! O ciel!)

Rodrigo.

(Qual pensier lo sospinge!)

Filippo.

Chi son costor prostrati innanzi a me?

Don Carlo.

Son messaggier’ del Brabante

E di Fiandra ch’il tuo figliuol

Adduce innanzi al Re.

Deputati.

Sire, Sire, no, l’ora estrema

Ancora non suonò per i Fiamminghi in duol.

Tutt’un popolo t’implora,

Fa che in pianto così sempre non gema.

Se pietoso il tuo core la clemenza

E la pace chiedea nel tempio,

Pietà di noi ti prenda, di noi pietà,

E salva il nostro suolo,

O Re, che avesti il tuo potere da Dio.

Filippo.

A Dio voi foste infidi,

Infidi al vostro Re.

Son i Fiamminghi a me ribelli:

Guardie, guardie, vadan lontan da me.

Elisabetta, Tebaldo, Don Carlo, RodrigoeCoro di Popolo

Su di lor stenda il Re la sua mano sovrana,

Trovi pietà, signor, il Fiammingo nel duol,

Nel suo martir presso a morir

Ahi! manda già l’estremo suo sospir.

Sei Frati.

Ah! son costor infidi,

In Dio non han la fè,

Vedete in lor sol dei ribelli,

Tutto il rigor mertan del Re,

Salva il nostro suol, o Re!

Don Carlo.

Sire! egli è tempo ch’io viva.

Stanco son di seguir una esistenza oscura,

In questo suol!

Se Dio vuol che il tuo serto

Questa mia fronte un giorno a cinger venga,

Per la Spagna prepara un Re degno di lei!

Il Brabante e la Fiandra a me tu dona.

Filippo.

Insensato! chieder tanto ardisci!

Tu vuoi ch’io stesso porga a te

L’acciar che un dì immolerebbe il Re!

Don Carlo.

Ah! Dio legge a noi nei cor;

Ei giudicar ci dè.

Elisabetta.

Io tremo!

Filippo.

Ei si perdè!

Don Carlo.

(Snudando la spada).

Io qui lo giuro al ciel!

Sarò tuo salvator,

Popol fiammingo, io sol!

TuttieCoro.

L’acciar! innanzi al Re!

L’infante è fuor di sè.

Filippo.

Guardie! disarmato ei sia!

Signor, sostegni del mio trono,

Disarmato ei sia.

Ma che? nessuno?

Don Carlo.

Or ben, di voi chi l’oserà?

A quest’acciar chi sfuggirà?

(I Grandi di Spagna indietreggiano innansi aDon Carlo.IlRefurente afferra la spada del Comandante delle Guardie, che gli sta presso.)

Filippo.

Disarmato ei sia!

Rodrigo (aDon Carlo).

A me il ferro.

Don Carlo.

O ciel! Tu! Rodrigo!

(Don Carlorimette la sua spada aRodrigo,che s’inchina nel presentarla alRe.)

Coro.

Egli! Posa!

Elisabetta.

Ei!

Filippo.

Marchese, Duca siete.

Andiam. . . or alla festa.

(IlRes’incammina dando la mano allaRegina;la Corte lo segue I’anno a prender posto nella tribuna a loro riservata per l’auto-da-fè.)

Coro di Popolo.

Spuntato è il dì. .

D’esultanza, onor al Re!

In esso hanno i popol fidanza,

Il mondo è prostrato al suo pie’!

Sei Frati.

Il dì spuntò del terrore!

Una Voce dal Cielo.

(molto lontana).

Volate verso il ciel.

Volate, povere alme,

V’affrettate a goder

La pace del Signore!

Sei Deputati.

(Sul davanti della scena, mentre il rogo s’accende).

E puoi soffrirlo, o ciel!

Nè spegni quelle fiamme!

S’accende in nome tuo quel rogo punitor!

Sei Frati.

Il dì tremendo, il dì feral!

Sei Deputati.

E in nome del Signor

L’accende l’oppressor!

Filippo, sei FratieCoro.

Gloria al ciel!

Sei Deputati.

E tu lo soffri, o ciel!

(La fiamma s’alza dal rogo.)

fine dell’atto terzo.

ATTO QUARTO.

PARTE PRIMA.