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Subject Area: Music
Topic: Opera and Liberty

SCENE IV. - Giuseppe Verdi, Don Carlos: Opera in Four Acts [1867]

Edition used:

Don Carlos: Opera in Four Acts (New York: Fred Rullman, 1920). Metropolitan Opera House, Grand Opera, Libretto.

About Liberty Fund:

Liberty Fund, Inc. is a private, educational foundation established to encourage the study of the ideal of a society of free and responsible individuals.


SCENE IV.

Elisabetta e Don Carlo.

(Don Carlosi mostra condotto daTebaldo. Rodrigoparla sommesso aTebaldoche entra nel ConventoDon Carlos’avvicina lentamente adElisabetta,e s’inchina senza alzar lo sguardo su di leiElisabettacontenendo a fatica la sua emozione, ordina aDon Carlod’avvicinarsi.RodrigoedEboliscambiano dei cenni con leDame,si allontanano e finiscono per disperdersi tra gli alberi. La Contessa di Aremberg e le dueDamerestano sole in piedi, a distanza, impacciate del contegno che debbono avere. A poco a poco la Contessa e leDamevanno di cespuglio in cespuglio cogliendo qualche fiore, e si allontanano.)

Don Carlo (con calma).

Io vengo a domandar grazia alla mia Regina;

Quella che in cor del Re tiene il posto primero

Sola potrà ottener questa grazia per me.

(Animandosi a poco a poco.)

Quest’aura m’è fatale, m’opprime, mi tortura,

Come il pensier d’una sventura.

Ch’io parta! n’è mestier!

Andar mi faccia il Re nelle Fiandre.

Elisabetta (commossa).

Mio figlio!

Don Carlo (con veemenza).

Tal nome no; ma quel d’altra volta!

(Elisabettavuole allontanarsi.Don Carlosupplichevole l’arresta.)

Infelice! più non reggo!

Pietà! soffersi tanto; pietà!

Il ciel avaro un giorno sol mi diè,

Poi rapillo a me!

(RodrigoedEboliattraversano la scena conversando.)

Elisabetta.

Prence, se vuol Filippo udire la mia preghiera,

Per la Fiandra da lui rimessa in vostra man

Ben voi potrete partir doman.

(RodrigoedEbolisono partiti.Elisabettafa un cenna d’addio aDon Carloe vuole allontanarsi.)

Don Carlo.

Cicl! non un sol, un sol detto

Pel meschino ch’esul sen va!

Ah! perchè mai parlar non sento

Nel vostro cor la pietà?

Ahimè! quest’alma e oppressa,

Ho in core, ho in core un gel . . . . . .

Insan! piansi, pregai nel mio delirio,

Mi volsi a un gelido marmo d’avel!

Elisabetta (molto commossa).

Perchè accusar il cor d’indifferenza?

Capir dovreste questo nobil silenzio.

Il dover, come un raggio al guardo mio brillò;

Guidata da quel raggio il moverò

La speme pongo in Dio, nell’innocenza!

Don Carlo (con voce morente).

Perduto ben, mio sol tesor,

Ah! tu splendor di mia vita!

Udir almen ti poss’ancor.

Quest’alma ai detti tuoi schiuder si vede il ciel!

Elisabetta.

Clemente Iddio, così bel cor

Acqueti il suo duol nell’obblio . . . . . .

O Carlo, addio; su questa terra

Vivendo accanto a te mi crederei nel ciel!

Don Carlo (nel delirio).

Qual voce a me dal ciel scende a parlar d’amor?

Elisabetta! tu, bell’adorata.

Elisabetta.

O delirio, o terror!

Don Carlo.

Assisa accanto a me come ti vidi un dì!

Ah! il ciel s’illuminò, la selva rifiorì!

Elisabetta.

Egli muore! O ciel, ei muore!

Don Carlo.

O mio tesor! sei tu, mio dolce amor!

Elisabetta.

Gran Dio! giusto ciel!

Don Carlo (rinvenendo).

All mia tomba, al sonno dell’avel

Sottrarmi perchè vuoi, spietato ciel!

Elisabetta.

Oh! Carlo! Oh! Carlo!

Don Carlo.

Sotto al mio piè si dischiuda la terra

Il capo mio sia dal fulmin colpito,

Io t’amo, io t’amo, Elisabetta,

(La stringe fra le braccia.)

Il mondo è a me sparito!

Elisabetta (scostandosi).

Compi l’opra, a svenar corri il padre,

Ed allor del suo sangue macchiato,

All’altar puoi menare la madre . . . . . .

Va . . . . . . va . . . . . . e svena tuo padre!

Don Carlo (retrocedendo inorridito).

Ah! maledetto io son!

(Fuggo disperato.)

Elisabetta.

Ah! Iddio su noi veglia!

(Cade in ginocchio.)

Signor! Signor!